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Parto da alcuni recenti fatti politici e mediatici attuali per astrarne considerazioni personali. La stagione estiva per gli organi di informazione in Italia è stata tutt’altro che tranquilla. Questioni urgenti e importanti di carattere pubblico si sono affiancate alla morbosa attenzione per i viziosi peccati di uomini che contano. Dalla doppia vita Luca Bianchini, coordinatore di un circolo del PD; passando ad imbarazzanti allusioni (sessuali?) ventilate da Vittorio Feltri riguardanti Dino Boffo, direttore del quotidiano dei vescovi Avvenire fino alle picaresche avventure del nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Da escludersi che si parli di contenuti, di programmi, di traguardi per il nostro Paese. L’alveare politico nostrano piuttosto che aiutarci a costruire un favo solido e fondato sul lavoro in cui vivere, tenta di fare fuori di volta in volta l’insetto del podere più fastidioso. Piuttosto amiamo trastullarci con la fava (nell’accezione toscana) fantasticando sulla presunta pedofilia del premier ed interrogandoci sui costumi degli invitati ai suoi festini, come il ceco Topolanek. Il Cavaliere sembra non poterne più a questa allegra masnada popolare di lancio di sterco e se la prende addirittura con la Litizzetto, rea di aver fatto credere che il buon Silvio debba ricorrere a vili rimedi farmaceutici per tenere alta la sua virilità!
Meno male che c’è Fini a darci il buon esempio, ad insegnarci il cammino verso una democrazia matura auspicando che il PDL non si imbarbarisca in una casermetta (vorrà forse scongiurare qualche fosco ricordo di gioventù?).
Comunque sia anche i più inveterati antiberlusconiani del centro sinistra una cosa sembrano averla capita: ovvero che Berlusconi non è il male assoluto. Una buona parte della responsabilità dei problemi della Penisola è da attribuirsi proprio ai suoi abitanti. Eh sì, da Veltroni ad Eco ormai lo hanno capito: è la testa degli italiani che si deve plasmare. Peccato che da dieci anni a questa parte abbiamo preso la piega che ci faceva più comodo, quella dell’Italia Berlusconiana. A niente servono le pagine comprate sui quotidiani eseteri per lagnarne la mancanza di democrazia, i girotondi, le feste dell’Unità.. L’Italiano sveglio, opportunista e furbetto mai darà la sua preferenza al Prodi, Veltroni o Franceschini di turno. Quando andiamo all’estero però, con tutto il bagaglio di nefandezze ed immagini stereotipate che ci portiamo dietro, nessuno ammette di parteggiare per il Cavaliere. Chi del resto se la sente di difendere chi tra un paio di corna ed un coucou si comporta effettivamente come un ducetto dal sorriso smagliante.
La mia teoria è che nel cuore di ogni italiano (anche dei più ”sinistri”) ci sia un piccolo macho, un piccolo Berlusconi che se la ride baldanzoso quando tradiamo la nostra consorte per una puttana, quando evadiamo il fisco o non paghiamo il biglietto dell’autobus, quando vorremmo che non ci fosse quel marocchino che ci rompe tanto le scatole, quando andiamo a messa a Natale perché in fondo siamo Cattolici…
A parte queste elucubrazioni contestabili ci sono studi seri, di alcuni sociolinguisti, che hanno evidenziato la nostra maniera di comunicare. La definiscono come indiretta ed ellittica, ossia ronziamo attorno al nocciolo della questione e spesso non ne arriviamo neanche a capo. Un po’ come quest’articolo effettivamente.
Tanta bella aria fritta che ci respiriamo quotidianamente con il nostro più o meno blando beneplacito. Tante belle balle confezionate ad arte da chi le sa vendere bene. E noi seguendo il nostro partito preso, e cinguettando i vizietti dell’avversario, di balle continueremo a sorbirne tante. E per ancora tanto, tanto tempo.
Ho aggiunto questo video per aiutarci a riflettere sulle nostre tecniche espressive, in particolare, il Cavaliere, con una serie di abili mosse, sembra distoglierci dalla profondità di ciò che vuole comunicare ipnotizzandoci con gestualità seducenti
Vi presento uno dei cantanti che coi suoi ultimi successi sta plasmando la scena della musica pop spagnola. Parlo di Ramón Melendi Espina, o più semplicemente Melendi. La buona mezcla di sonorità latine gli ha permesso di scalare le classifiche di radio popolari come “Los cuarenta principales” e “Cadena 100″ , non fa strano che partecipare ad un suo concerto sia in cima alla lista di deseos delle giovani iberiche. Brani come “Un violinista en tu tejado“ o la più recente “Piratas del bar del caribe” sono decisamente una presenza familiare per chi affronta insonne le notti spagnole.
Da poco mi è giunta all’orecchio una bella canzone del cantante asturiano. Intensa e stuggente ,”Como una vela“( dove “vela” significa candela occhio!) è la canzone di apertura dell’album “La curiosa cara de tu padre”. Per non perdermi in questioni filologiche, del tipo appunto il significato delle parole “vela” e “candela” in castigliano, mi basterà dirvi che la canzone parla di un amore finito. Una passione forte e interrotta bruscamente, un tormento vivido che il cantante rievoca antes que su cuerpo cambie color y el agua de su cuerpo se haga hielo.
La dedico a quelli che hanno avuto a che fare con esta puta mierda que alguno todavia llaman amor.
“Recuerdo bién nuestra ultima cita, Por que no fuimos ni tu ni yo, Yo tenia miedo a que tu no fueras, Y tu por miedo a que fuera yo.”

Con un 8% di preferenze a livello nazionale alle Politiche 2008 ed un rotondo 10% alle Europee 2009 la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania si dimostra un movimento politico con il quale è necessario confrontarsi. Fin dagli esordi rivelatasi un partito fuori dagli schemi, la Lega Nord ha sempre convogliato i desideri e le pulsioni dei “popoli padani” rifiutando ideologie e formalismi per raggiungere i propri obiettivi. E tutto ciò infischiandosene della coerenza e del politicamente corretto, schierandosi ora a destra ora a sinistra, millantando a volte tradizioni pagane e altre volte un aspettato attaccamento cattolico. Tutto in fondo per ribadire un concetto: PADRONI IN CASA NOSTRA. E poche rotture di coglioni, aggiungo io. Vengano queste dai terroni, dai movimenti Islamici, dagli immigrati, dall’Unione Europea ed altri piantagrane di sorta. Araldo di questo celodurismo cisalpino è lui, il sempreverde senatur Umberto Bossi che proprio in questa stagione estiva è tornato a smuovere gli umori delle piazze del nord con comizi e feste padane.
Le ultime polemiche che imbarazzano maggioranza e scandalizzano l’opposizione ruotano attorno ad inni semi-sconosciuti (secondo Bossi), salari “territorializzati”, dialetto obbligatorio e le solite bordate sugli immigrati. Il moloch leghista insomma non pago di scaldare le cadreghe ottenute nelle ultime elezioni porta avanti le sue battaglie di sempre. E come sempre indigna ed incontra il secco rifiuto del politico inquadrato nel nuovo solido assetto liberal-democrata, del lettore di Eugenio Scalfari e di una immigrazione a porte aperte, dell’intellettuale compito tutto Accademia della Crusca. Ma non saranno poi loro i rompicoglioni, le camicie verdi? Considerati gli sforzi del centrodestra per inquadrarli nella maggioranza sembrerebbe proprio di si. Anche se a volte la scorza grezza ed impresentabile del popolo dei mangiatori di polenta lascia spazio ad intuizioni, energie nuove e positive.
Entro nel merito della tanto vituperata proposta di introdurre lo studio della”lingua e tradizione regionale”. Sicuramente si tratta un buono stratagemma per far si che l’insegnante terrone non possa minare l’apprendimento del giovane padano. Però ci vedo dell’altro, un disperato bisogno di salvare quel barlume di tradizione che ancora aleggia nei nostri comuni e che è travolto dalla massificazione della società globalizzata. Salvare il vernacolo non sarebbe quindi solo un modo di provincializzare i giovani quanto non lasciare morire una tradizione lunga e ricca che ormai fa sfoggio di sé solo in ospizi e centri per anziani. Gli Stati centralizzati e i regimi autoritari hanno sempre fatto ricorso a politiche alfabetizzazione coatta per avere una totale controllo sui sudditi, sui cittadini. Una lingua comune è spesso un requisito fondamentale dello Stato-Nazione, ma a che prezzo si ottiene ciò? La perdita di dialetti e lingue minoritarie non è da considerarsi una perdita di diversità, di ricchezza e di cultura quindi? Ciò ha ben poca importanza per chi il potere lo amministra sia questo un caudillo, un duce, o un moderno statista democratico. Anche nella illuminata Francia tutta liberté, egalité et fraternité i dialetti e le lingue locali sono state sistematicamente soffocate in nome di un centralismo monolitico secondo solo alle più bolsceviche dittature. Non è forse un crimine fare in modo che a un Bretone sia sistematicamente impedito usare la propria lingua madre rimpiazzandola col francese? Oppure non è da considerarsi aberrante l’affermazione di un Murdoch che suggerisce ai Finlandesi di lasciar perdere la propria lingua ed adottare solo l’inglese?
Lasciando perdere l’arroganza gallica e di certi magnati delle comunicazioni torniamo sul nostro Carroccio. L’Italia è bella che fatta direte voi, perché rovinarla facendo concessioni a chi minaccia combustioni di tricolori e si esprime mediante borborigmi? O invece la nostra amata unità è semplicemente un essere “tutti uniti nella imbecillità” delle televisioni e delle idee dominanti? Nel dubbio, mentre scegliamo il nostro “pacchetto televisivo personalizzato” non facciamoci prendere dal panico per il Carroccio, in tv i Cesaroni ci sono sempre.
Irritante e puerile. Dai se la cava il ragazzo a scrivere, aveva 18 anni perbacco quando buttó giú il testo in questione ed esso ha indubbiamente i suoi pregi. Ma nel complesso "Il diavolo in corpo" mi é parso un volumetto impregnato dell'insopportabile ego di un ragazzeto gallo che languiva nell'indolenza dei suoi vizi crogiuolandosi in un egoismo che non lascia margini d'incertezza al lettore: uno squisito rendiconto della polluzione intellettuale del giovane Radiguet.
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Eccolo che arriva calientito calientito il mio regalo de navidad. A dispetto del frio che sferza tutto il nord della Spagna, Madrid compresa, nelle olvidate terre del meridione iberico ci si copre poco. Il risultato é presto detto: sensuale abbandono ai languidi ritmi del flamenco.
E con il caratteristico accento andaluso di José Luis Figuereo Franco vamo pá Madrid...sin remordimiento...
Una raccolta di "pensamientos y reflexiones" che attraversa otto anni della vita dello scrittore brasiliano Paulo Coelho. La scrittura limpida e semplice di Coelho é ideale per apprezzare questa raccolta direttamente in lingua spagnola. Si tratta di brani spesso molto brevi che comunicano un profondo senso di spiritualità. Con cinismo potrei confessarvi che sono pagine intrise di melensa bonomia. In realtà sarei ingiusto nel dare una interpretazione così lapidaria perché non si può tralasciare quella umiltà e sensibilità che i brani del diario di Coelho trasmettono. Se provate interesse oltre che ai romanzi di questo scrittore anche per la sua vita non posso fare altro che consigliarvi "Como el rio que fluye". Ah, quasi dimenticavo! Si tratta di un audiolibro e quindi assieme al tomo troverete anche un cd con una selezione di brani narrati dalla voce di Jesus Ferrer (anche il nome del narratore è piuttosto spirituale!).
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Una delle storie di Ammaniti che preferisco. Ma che storia!? E'piuttosto un delirio. Ripensandoci Branchie continua ad affascinarmi perché è il primo romanzo di Niccolò. Sfogliandolo adesso si sente forte l'influsso dei suoi inconcludenti studi di biologia, ma anche una macabra passione per il pulp e l'assurdo. Biologia, cinema, videogiochi, il tutto frullato assieme e pronto per essere trangugiato. E poi rigettato con un getto di vomito variopinto. Insomma, vi rimarrà tra le mani bel mix di roba inqualificabile. Non siamo davanti ad una narrativa levigata come in"ti prendo e ti porto via" ma troviamo una cattiveria che rasenta quella di"come Dio comanda". Solo che tutto è un po' più anarchico. Sconsigliato a chi ama le letture edificanti, consigliato a chi non ha paura di confrontarsi con l'assurdo.
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Non c'era bisogno di Saviano per capire che a Napoli molte cose puzzano...e non solo la monnezza. Il libro del giovane partenopeo non è né un'inchiesta, né un romanzo. Questa è la maggiore critica che si può muovere a Gomorra: la componente narrativa fa la parte del leone al punto che a tratti si ha la sensazione di leggere un romanzo di finzione e non un inchiesta sociale. Forse però questo è anche il punto di forza del libro. Migliaia di lettori sono rimasti morbosamente avvinti alle pagine di Gomorra sino ad averlo terminato. E ora sanno sicuramente qualcosa in più dell'impero economico della camorra. In ogni caso quello di Saviano rimane un ammirabile esempio di impegno civile.
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Il premio nobel Gunter Grass, ormai giunto alla terza età decide di svuotare il sacco: da ragazzino era un fottuto nazista! Questo "Sbucciando la cipolla" oltre a spiegare come l'ideologia totalitaria lusingasse i giovani tedeschi è un grande romanzo di formazione. Purtroppo lo stile del libro mi è risultato indigesto e flemmatico "alla nonno di Bart Simpson". Ho dunque smesso di sbucciare la cipolla arenandomi a metà libro: come un panzer ingolfato nelle ostili steppe russe.
Una sorpresa. In positivo ed in negativo. In positivo perché in "Com'è dolce Parigi...o no!?" ritroviamo tutta la capacità narrativa di Caprarica, colorita, leggera e raramente frivola. In negativo perché questi gallici stanno intimamente antipatici al giornalista pugliese. Il quale non si esime di bacchettarne l'arroganza, le idiosincrasie e la venerazione per uno Stato onniscente che disciplina la vita dei cittadini tramite un apparato burocratico monolitico. Il ritratto dei francesi che ne viene fuori è quello di un popolo vanitoso ed irascibile che vive sulle ceneri di una supremazia culturale definitivamente offuscata dal dilagare dell'inglese come lingua e life style. Ma la Parigi che ci narra Caprarica è anche la città dell'amore, della seduzione e della raffinatezza. Non è un caso che il libro finisca in maniera conciliatoria decantando le prelibatezze della cucina d'oltralpe.
Un resoconto brillante ed ironico di un decennio di vita passata nella City inglese. Caprarica narra del suo lavoro di corrispondenza Rai a Londra con uno stile frizzante ma allo stesso tempo solido. Fin da subito ci insegna ad amare le genti d'oltemanica, non cela altresì gli aspetti negativi ma li affronta con un'aplomb signorile ed un umorismo tipicamente british. Leggendo questo libro scopriremo tutte le fasi dell'innamoramento del nostro italico giornalista con la monarchica Isola: si parte dalla prima canna fumata in una vacanza-studio e si arriva fin quasi dentro alla borsetta di sua eccellenza Queen Elisabeth! Per concludere "Dio ci salvi dagli inglesi...o no?!" è un testo prezioso, sicuramente all'altezza delle cravatte del nostro Caprarica. 
La lectura que he elegido perteneze al libro dela escritora Dolores de Doler Espiauba, “Guantanameras”. El cuento se presenta como un dialogo entre unos miembros de una familia originaria de Cuba. El lector puede disfrutar de una narración ligera, aparentemente un sencillo intercambio de noticias entre dos hermanas que se vuelven a encontrar después una temporada muy larga una lejos de la otra.
Pero continuando la lectura se descubren muchos detalles sobre dos mundos cercanos geográficamente pero muy distintos a nivel cultural. Hablamos de la cosmopolita y capitalista Miami y la pobre pero fascinante Habana.
Yolanda y Lisa respectivamente representan, en manera física, las diferencias entre esas dos realidades. Las referencias políticas presentes en el texto emergen paulatinamente mientras las dos hermanas charlan de ellas y de sus costumbres.
El pasado de estas chicas esconde una difícil separación. De hecho doce años antes el padre de ellas, revolucionario y partidario de Fidel, decidió quedarse en Cuba y luchar por la revolución. La madre, sin embargo, sintiéndose atraída por el lujo de la Florida cercana decidió abandonar la isla yéndose con Yolanda a Miami.
Solo después de doce años sin verse, cuando van a cumplir dieciocho años pudieron verse otra vez. A pesar de muchos problemas Priscilla consigue la visa y un billete para volver a Cuba.
El paralelismo presente en el texto empieza pronto con la descripción de las chicas. Concretamente son los vestidos en que distinguirlas: Lisa lleva el típico uniforme de las estudiantes cubanas, una camiseta roja y una minifalda blanca mientras Yolanda lleva una camiseta blanca y unos jeans. Son gemelas es verdad, pero esto no impide a Yolanda de parecer muy diferente de su hermana por considerables hechos exteriores y caracteristicos. Yolanda en efecto prefiere utilizar un nuevo nombre, Priscilla, que en Miami suena mejor. De hecho Priscilla sigue hablando el castellano típico de sus islas de nacimiento, pero muchas veces emplea palabras en ingles, casi un tipo de spanglish!
Priscilla sigue enumerando las diferencias entre las calles arruinadas de la capital cubana y la perfecta de Florida pero al llegar a sus antigua casa se para. No quiere contar a su hermana el lujo de su nueva casa para no herir la sensibilidad de la familia. Las peculiaridades de la ecléctica Cuba pasan en reseña la religion yoruba, la música del caribe los perfumados puros; todas cosas en que Prisilla y su madre han perdido el interés o en verdad no conocen.
En fin la cuenta tiene un epilogo feliz con las dos gemelas que saludan con mucho cariño la familia y se van a dar un paseo en bici. Pero a nosotros queda una duda: a pesar de todo el cariño que expreso los dos núcleos familiares no pertenecerán ya a dos mundos inconciliables?
La respuesta a esta pregunta puede ser que llegue con el nuevo orden político mundial, un nuevo presidente estadounidense afro americano que parece ser intencionado de acercar de manera pacifica su país con la isla caribeña que aún sufre un estrecho embargo made in usa.
Si las políticas de estos países tanto diferentes irá a proteger los derechos y las libertades de los ciudadanos sin incurrir en métodos dictatoriales o terroristas es probable que el rencuentro entre esta gente tan dolorosamente dividida será menos traumático de lo previsto.
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Ale
Giovedì 7 Agosto
Siamo tornati nell’occidente, Timisoara è la città più ad ovest della Romania e quella che si respira è proprio un’aria diversa.Non mi stupisco che da qui siano partite le proteste anti Caesescu nell’89’.La gente guida inaspettatamente in modo civile, inoltre non trasaliamo più ogni cinque minuti all’apparire di fisionomie raccapriccianti come invece accadeva nelle altre città.
VIDEO TIMISOARA
VIDEO MISTERIOSO
Venerdì 8 Agosto
Il caldo è opprimente. Le ore pomeridiane le occupiamo saggiamente con la siesta. Il museo del Banato mi ricorda quello della Rivoluzione all’Havana. Aspetto polveroso, datato, di impronta sovietica.
Sabato 9 Agosto
Notte insonne a Timisoara, ci alziamo spontaneamente alle quattro e dieci e alle cinque siamo pronti per andare in stazione. Scegliamo saggiamente di chiamare un taxi; arriva. È guidato da un corpulento rumeno che guida con passione. Attimi di imbarazzo. Fortunatamente arriviamo sani e salvi, il colosso ci saluta anche calorosamente quando gli diciamo di essere italiani. Viaggio di cinque ore alla volta di Budapest. All’arrivo notiamo subito una certa maestosità e sfarzo di cui eravamo da tempo dimentichi. Troviamo un punto informativo dopo pochi passi e là immediatamente ci spediscono con un pulmino dalla guida alle grotta all’ostello Universitas. Anche qui la carta igienica è lungi dall’essere quella dalla italica morbidezza!Pranziamo con panini sostanziosi ma freddi, alimentano i dissapori tra me e Giorgina. Anche il magiaro come lingua mi fa piuttosto incazzare , decisamente impenetrabile. Dormiamo tre meritate ore e alle cinque ci dedichiamo all’esplorazione della città. Camminiamo veramente tanto lungo entrambe le sponde del Danubio blu. Sul ponte più bello c’è musica, bancarelle e cibo tipico; compresi degli enormi salsicciotti che Giorgina punta con una certa bramosia. Cerco di dissuaderla dall’intento proponendo del pollo con le verdure ma è inutile, ottiene l’insaccato. Pessima scelta, il palato sicuramente ne gode ma la notte seguente la piccina sarà inavvicinabile a causa della fiatella pestilenziale. Oltre al salsicciotto a fermentare in noi c’è anche uno spiedino(ricco di cipolle), patate e ottima birra. Un mix letale!Non paghi ci mangiamo anche un dolce particolare di pasta che viene arrotolata attorno ad un cilindro caliente. Lo facciamo ricoprire di scaglie di cocco. E in seguito sparisce in fretta anche quello! L’atmosfera che avanza al calar del sole ci riempie di meraviglia e fa passare le nostre baruffe giornaliere. Il nuovo soprannome di Giorgina è Popovici.
Domenica 10 Agosto
Grand tour by walking di gran parte della capitale ungherese. Ci godiamo così stupendi scorci sul Danubio e architetture da favola.
VIDEO PIAZZA DEGLI EROI
Lunedì 11 Agosto
Questa volta acquistiamo un one day ticket dei trasporti di Budapest. Raggiungiamo così angoli della città ancora inesplorati. Torniamo in serata a riposarci e cambiarci e poi ripartiamo per cenare in un ristorante di tipica cucina ungherese. Goulasch, zuppetta ungherese, risi e bisi; il tutto annaffiato con buona birra di queste lande. Si fa tardi e perdiamo la metro. Inizia una nuova incredibile avventura per riportarci all’ostello. Bontà e gentilezza verso lo straniero porteranno ad superare i perigli.
Martedì 12 Agosto
Gli ungheresi sono fin troppo cordiali e deferenti. Cerco un modo per provocarli e alla fine ci riesco. Mi presento da un controllore col biglietto non obliterato e creo una polemica che ruota attorno all’assurda maniera di fare i biglietti in Ungheria. Dopo un acceso diverbio, pur non trovando il ministero degli esteri Frattini perché in vacanza alle Maldive, riesco a non pagare la multa e ci dirigiamo così soddisfatti verso il treno della speranza. In 14 ore saremmo arrivati da Budapest a Venezia. Salendo sul treno Giorgina pensa che la nostra epopea si sia finalmente conclusa e ha torto. Nuove avventure avrebbero segnato il rocambolesco viaggio di ritorno. Un loculo per sei persone in cui dormire (due canadesi e una coppia di svedesi simpaticissimi), controlli notturni croati, sloveni mediante interrogatori serrati durante la notte. Arriviamo in Italia felici di poter parlare tranquillamente la nostra lingua e invece fino a Bologna discorriamo in inglese col simpatico ragazzo di Budapest che ci aveva indirizzati ad un ristorante due sere prima. È l’ultima persona a meritarsi una coccardina forgiata dalle mani di Giorgina. Stanche ma felici abbandoniamo i binari in terra di Romagna.
Pensieri finali
È stata la mia seconda esperienza in interrail ma nuova ancora per emozione e difficoltà. Abbiamo conosciuto popoli lontani, cercato di comunicare in una dozzina di lingue; armati di torce e santini ci siamo addentrati nei cimiteri più misteriosi della Transilvania, abbiamo fatto l’elemosina agli zingari; ma soprattutto abbiamo affrontato i demoni nascosti dentro di noi.
Per tutto questo, grazie Popov!
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Giorgina
Giovedì 7 Agosto
-Arrivo a Timisoara miracolosamente senza litigare.
-Dopo tante città autentiche rumene, una città rumena civilizzata!non saprei quale scegliere delle due…forse l’autenticità.
-Mangiato un piatto di linguine ai frutti di mare fantastico…peccato per la mia battuta infelice verso la cameriera…”FINALMENTE PIATTI ITALIANI!”…mi ha freddato.
-Enorme concerto internazionale di musica gipsy,”MISTO”, veramente bello!
-Un letto morbido! Nottata passata senza molle infilate nelle costole.
VIDEO CONCERTO
Venerdì 8 Agosto
- Visitato il museo del Banato… dove l’interattività consiste nell’accendere tutte le luci delle varie bacheche e nel trovare le stanze giuste…visto che il personale fa altro.
- Mangiato in uno dei locali più inn di Timisoara con tanto di cameriera che ti butta le briciole addosso pur di farti scansare
-Inizio delle olimpiadi!
- Nottata insonne per il caldo, pioggia e fischio Alessandrino.
-Sveglia alle quattro per prendere il treno per Budapest.
Sabato 9 Agosto
- Arrivo a Budapest con tanto di prenotazione immediata all’ostello.
- Ostello nuovo ma con dei bagni lontani dei chilometri.
-Ale vuole scaricare su di me le sue vergogne derivate dalle incomprensioni con le ungheresi…ma non ci riesce e mi tratta come una pezza da scarpe…così non solo non si fa intendere, ma si comporta pure come un cafone con me.
- Il mio inconscio dimentica il costoso ombrello di Ale nel fast food e non si troverà più…
-Camminata enorme dalle cinque di pomeriggio alle dieci di sera.
-Mangiato un maledetto salsicciotto ungherese, che risulterà poi letale per il mio stomaco…dopo tutta la carne della Romania questo salsicciotto è stato il colpo di grazia…espulso non appena in ostello.
-Finalmente si dorme.
VIDEO MERCATINO SUL PONTE
Domenica 10 Agosto
- Camminata per tutta Budapest…disprezziamo con coraggio i mezzi di trasporto pubblico...ne pagheremo le conseguenze la mattina seguente (Ndr per la stanchezza!).
-Visitata la cittadella medievale di Pest con tanto di museo di storia.
- Vista l’isola Margherita…adocchiati accoppiamenti in pubblico.
-Comprati cinque litri di pop-corn.
VIDEO FONTANA MUSICALE
Lunedì 11 Agosto
-Visto uno zoo bellissimo!C’erano degli animaletti che sembravano castorini, troppo simpatici!
-Cena in una locanda ungherese tipica, buono risi e bisi!
-Persa l’ultima corsa del metro e presa dalla disperazione ho implorato aiuto ad un ragazzino che è rimasto colpito dalla mia disperazione e ci ha accompagnati fino all’ostello.
-I controllori magiari sono dei veri e propri rompicoglioni.
VIDEO CANI DELLA PRATERIA
Martedì 12 Agosto
- Ultima giornata a Budapest!
- Delusione per il mancato mercatino sul ponte.
-Visitata la seconda sinagoga più grande al mondo.
- Ale litiga coi controllori del metro.
-Agognata partenza per l’Italia.
Pensieri finali
Come mia prima volta l’interrail è stata un’esperienza faticosa ma assolutamente affascinante. Anche la stanchezza mi ha aiutata ad ingegnarmi e soprattutto a non preoccuparmi di chiedere aiuto. È stata una dura prova per me che sono una persona che ama programmare qualsiasi cosa, ma ce l’ho fatta. Penso di essermi adeguata più o meno a tutte le situazioni senza lagnarmi più di tanto. Anche il mio compagno di viaggio mi è stato vicino affettivamente e moralmente…cadendo però ogni tanto nelle sue inutili polemiche. Ricorderò questa esperienza per tutta la vita…grazie Ale!
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THE END
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Ale
Giovedì 31 luglio
Ci armiamo coi bagagli in spalla e abbandoniamo la magica Sighisoara.
Il viaggio che ci separa da Brasov dura un paio d’ore soltanto…ma farsele in piedi non è proprio il massimo. Tra l’altro mi cimento in una lotta impari contro il portellone di chiusura tra due vagoni, la conclusione è che la macchina risulta vincitrice ovvero se voglio salvare la mia mano debbo abbandonare la valigia di Giorgina nell’intercapedine tra i vagoni! Ci intrufoliamo nella prima classe…seppur rimanendo in piedi e mi balocco un po’con le rumene dello scompartimento (nelle mie fantasie malate solamente). Poi però non resisto più a restare nel mio silenzio autistico e attacco bottone con una ragazza che viaggia accanto a me. Dopo le battute iniziali in esperanto stabiliamo l’inglese come lingua franca. E’molto gentile e simpatica, vive vicino a Bucarest, studia comunicazione ed è fiera di essere rumena; non vuole emigrare come fanno in tanti del suo paese. Ebbene la presento a Giorgina che le conferisce una coccardina. Arriviamo alla grande strada di Brasov, puntiamo con assurda pervicacia nella direzione opposta al centro in cerca di un ostello pubblicizzato dalla lonley planet, con l’unico risultato di perderci inesorabilmente. Il tempo piovoso rende tutto più fastidioso. In definitiva, colle unghie e coi denti, riguadagnamo la centrale strada Republici mettendo a serio repentaglio la nostra salute fisica e mentale. L’hotel Postavarul oltre ad essere in un’ottima posizione è pulito e caratteristico. Molto grande e tran silvano, ci ricorda l’Overlook hotel di Shining.
Venerdì 1 agosto
Si parte alla volta dei castelli di Bran e Rasnov.
Trovare l’autobus giusto è già un’avventura, arrivati a piedi dopo aver camminato fino alla stazione gara 2 ci imbarchiamo in un autobuzul sbagliato che ci riporta assai indietro. Ci salva un ragazzino gentilissimo. Scende con noi alla prima fermata utile e ci riaccompagna addirittura al giusto piazzale chiedendo informazioni per noi. Rifiuta i lei che vorrei propinargli come mancia. Peccato non avergli dato una coccardina!
Bran e Rasnov sono molto pittoresche, Giorgina compra due magliette folcloristiche. Al ritorno da Rasnov saliamo su un taxi abusivo, guida incredibilmente bene. Da anche un passaggio a cinque ragazzi rumeni che salgono a far compagnia a Giorgina!
Sabato 2 agosto
Siamo indolenziti per la camminata di ieri ma partiamo comunque per un’altra avventura alla volta dei castelli transilvani. Sinaia ci attende, ed è amore a prima vista. In definitiva è il più bel castello che abbiamo mai veduto e ci piacerebbe perderci in una delle porte segrete e rimanere in quel magico gioco di specchi.
Domenica 3 agosto
Brasov non ci ha conquistato più di tanto. Troppo turistica e civilizzata. Anche se a dire il vero i rumeni avrebbero bisogno di una campagna di civilizzazione automobilistica coatta. Giorgina stava per essere spiaccicata da un autobus!
Lunedì 4 Agosto
Nonostante i prevedibili attriti tra me e Giorgina nella mattinata intraprendiamo una serie di attività miranti a saggiare l’autenticità della vita di Sibiu. Grazie a me ci perdiamo e finiamo in un pittoresco mercato all’aperto. La fila di banconi più bella è quella delle donne che vendono i mirtilli ed altri frutti di bosco. Me ne faccio servire una piccola quantità da una ragazza zingaresca. In seguito ci intrufoliamo in un opificio specializzato in musica popolare ed acquistiamo una musicassetta. Nella mattinata ci addentriamo nel lugubre campanile e nell’antica biserca. Una giovane ragazzina si improvvisa guida. La migliore in assoluto!un entusiasmo trascinante,cammina all’indietro ipnotizzando con i suoi occhietti furbi e tenendoci sempre attenti con delle domande. Quante volte appare il Cristo nel magnifico affresco principale(7), di cos’è fatto il bassorilievo dell’ultima cena( legno), che forma ha la vasca per le abluzioni(due campane)…e ancora, cosa contraddistingue la raffigurazione dei delatori di Cristo rispetto all’atra parte del dittico?(gli abiti da turchi).Grazie a lei e alla sua maniera di mescolarsi e mescolarci alla materia artistica rimaniamo affascinati dalle contaminazioni di stili, cattolico, protestane e simbologie turche.
Concludiamo con la lapide del figlio di Vlad Tepes.
Martedi 5 Agosto
Con Deva torniamo alla Romania poco turistica dove gli stranieri vengono guardati con curiosità e la vita scorre in maniera mediterranea, per non dire terrona. Passiamo innanzi al monumento di Traiano e arriviamo alla deliziosa pensiune gestita da una babuska che non parla inglese. Ottima sistemazione con un bel micino di cui Giorgina si innamora. La nipotina della babuska strapazza il micetto.
Mercoledì 6 Agosto
Giorgina manifesta chiari segni di irrequietezza per la lunga permanenza in un paese semibarbarico. Brama la civiltà della sua tranquilla casetta. Del resto la cucina locale non la aiuta. In ogni pietanza è sempre presente del porco o della panna acida!
Il suo sistema digerente ha i primi scompensi e ne acuisce l’instabilità emotiva.
Cerchiamo un modo per fuggire in giornata da Deva e ci rivolgiamo addirittura ad una agenzia di viaggi locale. Sappiamo che i treni utili in giornata li abbiamo ormai persi e vorremmo delucidazioni sull’esistenza ed il costo di autobus Deva-Timisoara. Il boss dell’agenzia però si incaponisce e non ci lascia fuggire prima di averci rifilato gli orari dei treni che conosciamo già, mentre Giorgina soffre per gli spasimi di un imminente squarao.
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Giorgina
Giovedì 31 luglio
-Viaggio interminabile in piedi con tanto di allergia acuta per tutto il viaggio.
-Conosciuta la rumenula amica di Ale.
-Arrivare alla stazione di Brasov è come arrivare alla stazione di Bologna, piena di edifici grigiastri.
-Ale strippa e si incazza per la lunga camminata con le valigie (è un bambino viziato).
-Strada Republici carina ma troppo trendy e simile a Cesenatico. I localini non sono per niente autentici.
-Le ragazze si conciano come dei pagliacci per sembrare più belle. Un bel corteo di clown!
-Notata la scritta Brasov Hollywoodiana .
VIDEO BRASOV
Venerdì 1 agosto
-I rumeni sono troppo gentili.
-Qua mancano punti informativi ma ci si aiuta a vicenda. VIVA IL COMUNISMO! J
-Altra camminata estenuante nelle zone povere di Brasov ,(molto più belle di strada Republici) tra topi morti e prugnette che ti saltano addosso.
-Castello di Bran troppo turistico ma belli i mercatini sottostanti. Comparate due magliette tipiche.
-Rasnov bella. Ale è un bambino allevato con la cicuta.
-Accarezzato un cucciolo di asino…com’è morbido!
Sabato 2 agosto
-Ho visitato il castello dei miei sogni!
Voglio vedere anche le stanze segrete!
-Un rumeno mi sgrida perché vado nel bagno dei maschi…quello delle donne aveva una fila immonda!
-Ale si sbronza con la Ciùc e mi racconta INTERESSANTISSIME fiabe scandinave, mentre osserva le tette di tutte le ragazze che passano.
VIDEO CASTELLO PELES
Domenica 3 agosto
-Un pazzo rumeno alla guida stava per spiaccicarmi al suolo, ho perso dieci anni di vita.
-I treni accelerat bollono.
-Prima esperienza in camerata mista all’ostello di Sibiu. Venti persone in una sola stanza. Tutti curiosi di sapere la nostra provenienza e vogliosi di parlare.
-I tedeschi mi guardano.
-Cena fantastica in una taverna draculesca. Buonissima la “bisaccia del pastore” e simpatico il cameriere baffuto! FORTE BUNA!
-Nottata insonne tra russa, scoregge e luci.
LA TAVERNA DI SIBIU
Lunedì 4 Agosto
-Comprati mirtilli autentici da un’autentica zingara.
-Comprata cassetta di musica popolare rumena.
-Buonissimi i bretzel al sesamo!
-Pranzo in un ristorante frequentato solo da rumeni…cibo schietto…anche troppo!
-Magnifica visita prima del campanile e poi della biserica con tanto di guida simpatica e giovane.
-Vista la tomba del figlio di Vlad Tepess.
-Incontrato un visitor della peggor specie che voleva “shoot the dog”…va là che uccido prima io i suoi kids rompicoglioni.
-Risveglio mattutino a suon di scoreggie.
VIDEO CAMPANILE SIBIU
Martedi 5 Agosto
-Arrivo a Deva in serata e accolti da una bella babuskina con gatto fantastico che titta.
- Bel bagno rosa stimolante…
-Letti belli rumorosi.
- Avvistamento di una simil torre di Babele(cetate di Deva).
VIDEO POPOVICI MICINO E DORA
Mercoledì 6 Agosto
-Mattinata ad hunedoara…città veramente squallida ma con un castello veramente draculesco!Peccato per le poche stanze visitabili!
-Fuggiti da un tassista con faccia poco raccomandabile, ci siamo affidati ad un “tranquillo” minibus…E ABBIAMO FATTO MALE!
-Attacco di squarao…trovato rifugio al bagno della stazione con tanto di tre pezzi di carta igienica donatimi da una babuska. Maledetti rumeni!
-Trovata sistemazione per la notte da un’altra babuska.
-La babuska nuova passa il suo tempo a mangiare davanti alla tv.
-Il nuovo hotel è veramente triste…il tipico luogo scelto dagli aspiranti suicidi.
- Osservata la “torre di Babele” mentre dei muratori ci tiravano la terra in testa.
-Fermati prima di andare a letto da tre buzzurri che volevano attaccar bottone.
-Osservati gesti di inciviltà verso un povero gattino. |
A PRESTO L'ULTIMA PUNTATA DELL'INEDITO DIARIO TRANSILVANO!
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Ale
23 luglio
Tutto cominciò in una calda notte di mezza estate. Si era Giorgina ed io ,mercoledì 23 luglio 208. La partenza da Bologna con un carrozzone EuroNotte ci avrebbe condotti l’indomani nella ex capitale dell’Impero Asburgico, la mela d’oro, Vienna.
24 luglio
Giunti alla stazione rimbalziamo da un austriaco all’altro in cerca di informazioni ottenendo solo coordinate nebulose ed un tantino avvilenti. Ripreso il senno saliamo sull’autobus D che taglia Vienna in tutto lo splendore della parte centrale e scendiamo non lontano da Porzellangasse, onde si trova il nostro agognato ostello.
Atmosfera giovanile cordiale ed internazionale, arredo sobrio, spartano ma efficiente; troviamo così un ottimo pied a terre per i nostri raid viennesi.
Ci attendono gli appartamenti imperiali nella Hofburg, in cui ci deliziamo con i particolari della affascinate vita di Sissi (SiSi).
Stephandom, saker torte e strudel con marmellata e ricotta deliziosi.
Alla sera, dopo il riposino, dinanzi al Rathaus c’è il FilmSpiel Festival.
Meraviglioso contesto in cui carezzare le proprie orecchie con musica classica (Bach quella sera).
Cena nel simpatico ed economico Centimeter. (Scopriamo casualmente le gustose cotolette viennesi! Schnitzel!
25 luglio
Visita a Schonbrunn, il castello di Sissi ed in seguito puntata a casa Freud.
In serata decidiamo di disintossicarci dalla cucina austriaca mediante una spesa mirata consistente in insalata, frutta,pane integrale, parsòt italianische, biscottini e H2O(che verrà smarrita).
Alla sera torniamo al film festival a guardare la Tosca.
Sabato 26 luglio (bel dì)
Visita allo Schloss Belvedere.
Mirabili dipinti onirici impressionisti, simbolisti e realismo magico.
Troviamo il palazzo della Secessione con grande gioia, una fantastica opera di Klimt.
Li vicino c’è una zona cosmopolita con mercato all’aperto e ristoranti di ogni paese. Noi scegliamo il più gustoso, mediterraneo, mangiamo tajin con prugne e cous cous con agnello. Finiamo il giro del vialone mercantile dove c’è veramente un’umanità variopinta. Fotografo un signore con lunga barba e solo alcune ore dopo scopro con sorpresa che aveva attaccato alla giacca una stella gialla con la scritta juden!
Domenica 27 luglio
Sveglia di buon ora a Vienna.
Facciamo provviste e ci avviamo alla stazione Westbanhof onde inizia così una incredibile traversata che da Vienna ci avrebbe condotti in Romania. Decisi a lasciare Budapest per il ritorno attraversiamo tutta l’Ungheria coi suoi monotoni paesaggi pianeggianti, facendo solo un cambio di treno nella capitale ungherese.
(L’ausilio di un indiano sarà indispensabile per rincuorarci ed indicarci la retta via verso il treno per Oradea).
E così giunge la Romania, meta tanto bramata…rimaniamo un po’scossi dal’atmosfera un po’ laida e napoletana ma anche affascinata dai resti eleganti delle vestigia asburgiche. Via Republici è quella più piacevole in cui passeggiare senza temere di essere investiti. Troviamo asilo all’hotel Park. Palazzo settecentesco in disfacimento, camera laida e soprattutto doccia gelata.
Una buona pizza rumena smorza le impressioni negative dovute alla bruca transizione da Vienna ad Oradea.
VIDEO ORADEA
Lunedì 28 luglio
Dopo le impressioni scostanti dei giorni precedenti iniziamo a sentirci un po’ rumeni anche noi. La doccia fredda non ci spaventa più così come i giacigli rivoltanti. Ci aggiriamo per la cittadella della Crisana con maggiore disinvoltura anche se capita ancora di trasalire improvvisamente all’apparire di volti loschi (da queste parti ce ne sono tanti!).
Giorgina parla con la sua mamma e io cerco di addolcirne le parole, non troppo lusinghiere verso Oradea.
Questa città comunque si lascia esplorare e riserva al visitatore diverse sorprese, come il famoso hotel Vulturul Negru dalle vetrate art nouveau e tanti scorci piacevolissimi di palazzi sontuosi seppur scrostati. Con pochi lei mangiamo abbondantemente e trascorriamo l’ultima serata nel giardino-bar su cui si affaccia il loculo del nostro hotel.
Martedì 29 luglio
Sighisoara. Atmosfera medioevale, stile Brisighella ; ma con comparse naturalmente calate nella parte!
Per pochi lei al ristorante Rustic si mangia un ottimo goulash ed altre specialità romene come i mititei ed involtini di cavolo e manzo con mamaliga e panna acida.
VIDEO SIGHISOARA
Mercoledì 30 luglio
Torniamo al Rustic.
Lasciamo una coccardina ad Avram Iancu.
VIDEO TUNNEL MUSICALE
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Giorgina
23 luglio
-Nella cuccetta c’era un tedesco che aveva i piedi puzzolenti.
-Pensieri notturni contrari al viaggio che sta per iniziare.
-Primi approcci con gente di lingua tedesca…
Mamma mia che freddezza!
-Buone le pagnottine all’uvetta pel colazione!
24 luglio
-Ale strippa alle prime incomprensioni con gli austriaci e demanda tutto a Giorgina impaurita.
-L’ostello è abbastanza sciatto ma con personale simpatico ed in grado di parlare inglese, senza la puzza sotto il naso..
-All’Hofburg rimaniamo affascinati dalla vita di Sissi, ma ci sentiamo un po’ colpevoli per la sua morte…visto che per colpa di un certo Luccheni si è spenta…però dopo la sua morte è nato il mito Sissi!
-Ale voleva che chiedessi informazioni a destra e a manca…Abbiamo scambiato un centro di Clarisse per ufficio informazioni.
-Ci accorgiamo delle prime disfunzioni della nostra camera d’ostello, le luci non funzionano, le docce sono senza chiavi alla porta e il bagno vicino alla nostra camera è sdozzo.
25 luglio
-All’ingresso di Schonbrunn non ci voglio accettare il badge.
-Ale si interessa esclusivamente delle altre e si disinteressa di me.
-Il castello di Sissi non racconta di Sissi ma di tutti i regnanti che l’hanno abitato.
-La casa di Freud è stata un po’ deludente perché tutti gli oggetti si trovano nel suo studio di Londra.
-Fatta amicizia con ragazze ungheresi.
-Fatta amicizia con un simpatico pakistano che parlava un tedesco-pakistano…di difficile comprensione.
-Scorta mosca bianca: PRESAGIO DI MORTE!
Sabato 26 luglio
-Il mercato incontrato sembra marocchino piuttosto che austriaco…finalmente un po’ di immondizia!
-Traffici strani tra persone di diversa nazionalità.
-Ale sfoggia il suo spagnolo con delle signore argentine che cercavano l’Opera…non eravamo le presone più indicate per l’orientamento (a Vienna c’è carenza di uffici informativi).
-Mi sono dimenticata di dire che venerdì sera abbiamo mangiato un gelato buonissimo (Zitrone-banane-amarena).
Domenica 27 luglio
Passata la frontiera Ungheria-Romania siamo assaliti da poliziotti seriosi che vogliono controllare il nostro PASSPORT…una volta notata la nostra provenienza ci salutano all’italiana.
-Presa da pipì acuta decido di usufruire dei cessi del treno e non appena cerco di centrare la tazza con mosse da equilibrista sento un fastidio e poi un forte dolore alla chiappa destra. Saggio con mano la zona dolente e scopro di avere una formica-ragno azzurra sul sedere. Due becchi tremendi mi danno il benvenuto in Romania. (Per fortuna sono qui a scrivere, chissà che genere di insetto fosse!).
-Arrivo ad Oradea traumatico sia per il cambio d’orario, sia per il laidume che c’ha accolto alla stazione (i sotterranei sono delle gallerie dell’orrore).
-Anche l’arrivo all’hotel è stato abbastanza traumatico, fusi come siamo non capiamo neanche il semplice inglese della receptionist.
L’avvenimento più traumatico però c’è quando diciamo di non avere lei con noi, ma solo euro…Inizia così la ricerca disperata di questa valuta, più simile a quella del monopoli che ad una vera banconota. Il servo è uguale a quello di Tomb Raider, e ci
accompagna dal boss numero uno di Oradea. Entriamo nel suo locale e ci si avvicina sto bestione con un occhio guercio che dopo varie occhiatacce cattive decide di aiutarci.
-La camera è sdozza…veramente sporca e le docce sono senza acqua calda.
-Avvistamenti dei primi rom sciancati.
-Ho donato una patatina ad un bimbo che chiedeva cibo con insistenza e la sua risposta è stata: MULTUMESC.
-Fatta amicizia con un cameriere molto carino con crocione al collo stile Napoli.
Lunedì 28 luglio
-Comprata una ROMTELEKOM per chiamare l’Italia!
-Pranzo in un ristorante pacchiano considerato dai rumeni d’alta moda…io ed Ale eravamo i più trasandati!
-Visione di un insediamento Rom al PARCUL TRAIANU. Un’allegra famigliola si lavava nel fiume pieno di immondizia!
-Palazzi scrostati e decadenti.
-Avvistate donne lupesche!
Martedì 29 luglio
-Compiuto un salto temporale dal 2008 al medioevo!
-Finalmente un alloggio pulito e con letti comodi.
-Il viaggio di sette ore e le occhiatine di Ale ci fanno accapigliare.
-Primo sentore di Dracula nella galleria a Sighisoara.
-Fatta amicizia con una coppietta italiana proveniente da Mantova, lui un saccente dottorino e lei una simpatica ragazza a cui piacciono le lingue impossibili.
-Di notte strani rumori provenienti dalla città…come di lupi!
Mercoledì 30 luglio
-Bei piatti sporcellosi di carne.
-Maggnata la pizza da San Gennaro…con le mani!
-Visita al cimitero Sassone all’imbrunire…spauracchio alla vista dell’uscita principale chiusa con un catenaccio.
VIDEO CIMITERO SASSONE
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IL VIAGGIO CONTINUA ALLA PROSSIMA PUNTATA...
E'passato ormai un anno da quando, durante una sordida notte iberica, un motivetto da suoneria di quindicenne si insinuò nella mia testa.
Arrivava piano piano ma ti ammorbava come solo certe canzonette pop sanno fare. Questo ritornello stereotipato e seducente era atteso dalle giovini spagnole con un misto di vertigine e languore, a guisa d'un masochista che attende l'imminente frustata.
Franco non avrebbe mai ammesso un simile scempio, invece grazie alle politiche lassiste di Zapatero le femmine s'animavano come conigliette in fregola!
Finalmente ho scoperto l'artefice di questa arietta peccaminosa. La scostumata che vedete fare moine nel video è la messicana Paulina Rubio!
La decadenza di questa congiura latina contro i sanicostumidiunavolta si evince anche dall'aspetto della lasciva sudamericana. Guardatela! Tutta lisciata e sbarbata. Lo sappiamo bene che un'autentica donna messicana ha i baffi. Ha cercato di sottolinearlo anche Tiziano Ferro ma è stato zittito da una stampa faziosa e asservita al politically correct.
Ebbene Paulina Rubio, nonostante le tue moine non mi incanti!
Io cerco l'autentico, tu hai troppi brillantini, troppi lustrini, probabilmente ti sei anche lavata e profumata permettendo che venisse contraffatto quell'afrore inconfondibile che posside la pelle delle donne caraibiche.
E pure voi uomini effemminati avete le vostre responsabilità. Scegliendo le comodità, abbandonandovi alla leziosità, state perdendo il gusto spartano e gagliardo dell'esistenza. Una donna coi baffi non deve essere discriminata per questa particolarità, anzi può essere ben più affascinante di una sbarbina.
Magari alla luce del tramonto e con un paio di cuba libre in circolo perderete i vostri pregiudizi.
Fidatevi di me e ritroverete la dimensione mitica ed ancestrale della vita.
Un gingillo squisitamente estivo. In buona sostanza questo prodotto targato SEGA può essere riassunto come una variopinta raccolta di minigiochi che sfruttano appieno le peculiarità del Nintendo DS. In realtà basta inserire la cartuccia di Project Rub nella consolle (preferibilmente rosa e deliziosamente glamour come la mia) per solleticare i nostri ricettori grazie ad impulsi sensoriali effervescenti, refrigeranti e sbarazzini!!!
A tenere assieme questi deliranti minigiochi è una trama tra le più romantiche e patetiche mai comparse in un prodotto videoludico. Il protagonista è un giovine perennemente impegnato nel cimento di impressionare e conquistare una ragazza. Come da copione non mancano traversie e cattivoni di sorta ma anche valide creaturine benefiche. Queste ultime hanno le sembianze di paffuti coniglietti blu (i rub rabbids!). Lo stile deliziosamente patologico di Project Rub è difficile da nascondere: chi ha l'ardire di giocarvi in pubblico correrà il rischio di incappare nelle occhiate perplesse della gente. Le prove da superare vi catapulteranno nella perversione: dovrete fregare con lo stilo le membra della vostra amata nell'intento di mondarla dal fango in un crescendo di imbarazzanti gemiti...vi troverete a soffiare sulla consolle per gonfiare la vela di un'imbarcazione, o dovrete addirittura urlare per attirare l'attenzione della procace puella!
Malato, malato, malato come solo un videogioco giapponese sa essere ma allo stesso tempo irresistibilmente accattivante ed immediato.
Tra una prova e l'altra cadrete nella lubrica modalità maniaco che permette di abbigliare la dolce metà con succinti indumenti gentilmente offerti dai paffuti coniglietti di cui sopra. Il gioco è confezionato con un'estetica trendy dai tratti retrò: una grafica schematica, elementare ma gaiamente pop. Il tutto è accompagnato da musichette ossessive e dai versi degli amici roditori che zigano! Eccome se zigano!
E quando tutto vi sembrerà esaurito, non dimenticate di scorrere il menu principale ed impostare il giapponese come lingua principale: nella schermata di benvenuto la signorina perderà magicamente il suo bikini! :P
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