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日志


CARREFOUR TURISTAS ITALIANI

  

DUE IGNARI VIANDANTI NELLE TERRE DI DRACULA (ultima settimana)

Ale

 

Giovedì 7 Agosto

 

Siamo tornati nell’occidente, Timisoara è la città più ad ovest della Romania e quella che si respira è proprio un’aria diversa.Non mi stupisco che da qui siano partite le proteste anti Caesescu nell’89’.La gente guida inaspettatamente in modo civile, inoltre non trasaliamo più ogni cinque minuti all’apparire di fisionomie raccapriccianti come invece accadeva nelle altre città.

 

  VIDEO TIMISOARA

 

 

 

  VIDEO MISTERIOSO

 

Venerdì 8 Agosto

Il caldo è opprimente. Le ore pomeridiane le occupiamo saggiamente con la siesta. Il museo del Banato mi ricorda quello della Rivoluzione all’Havana. Aspetto polveroso, datato, di impronta sovietica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sabato 9 Agosto

 

Notte insonne a Timisoara, ci alziamo spontaneamente alle quattro e dieci e alle cinque siamo pronti per andare in stazione. Scegliamo saggiamente di chiamare un taxi; arriva. È guidato da un corpulento rumeno che guida con passione. Attimi di imbarazzo. Fortunatamente arriviamo sani e salvi, il colosso ci saluta anche calorosamente quando gli diciamo di essere italiani. Viaggio di cinque ore alla volta di Budapest. All’arrivo notiamo subito una certa maestosità e sfarzo di cui eravamo da tempo dimentichi. Troviamo un punto informativo dopo pochi passi e là immediatamente ci spediscono con un pulmino dalla guida alle grotta all’ostello Universitas. Anche qui la carta igienica è lungi dall’essere quella dalla italica morbidezza!Pranziamo con panini sostanziosi ma freddi, alimentano i dissapori tra me e Giorgina. Anche il magiaro come lingua mi fa piuttosto incazzare , decisamente impenetrabile. Dormiamo  tre meritate ore e alle cinque ci dedichiamo all’esplorazione della città. Camminiamo veramente tanto lungo entrambe le sponde del Danubio blu. Sul ponte più bello c’è musica, bancarelle e cibo tipico; compresi degli enormi salsicciotti che Giorgina punta con una certa bramosia. Cerco di dissuaderla dall’intento proponendo del pollo con le verdure ma è inutile, ottiene l’insaccato. Pessima scelta, il palato sicuramente ne gode ma la notte seguente la piccina sarà inavvicinabile a causa della fiatella pestilenziale. Oltre al salsicciotto a fermentare in noi c’è anche uno spiedino(ricco di cipolle), patate e ottima birra. Un mix letale!Non paghi ci mangiamo anche un dolce particolare di pasta che viene arrotolata attorno ad un cilindro caliente. Lo facciamo ricoprire di scaglie di cocco. E in seguito sparisce in fretta anche quello! L’atmosfera che avanza al calar del sole ci riempie di meraviglia e fa passare le nostre baruffe giornaliere. Il nuovo soprannome di Giorgina è Popovici.

 

Domenica 10 Agosto

 

Grand tour by walking di gran parte della capitale ungherese. Ci godiamo così stupendi scorci sul Danubio e architetture da favola.

 

 

 

 

  VIDEO PIAZZA DEGLI EROI

 

 

 

 

 

 

 

 

Lunedì 11 Agosto

 

Questa volta acquistiamo un one day ticket dei trasporti di Budapest. Raggiungiamo così angoli della città ancora inesplorati. Torniamo in serata a riposarci e cambiarci e poi ripartiamo per cenare in un ristorante di tipica cucina ungherese. Goulasch, zuppetta ungherese, risi e bisi; il tutto annaffiato con buona birra di queste lande. Si fa tardi e perdiamo la metro. Inizia una nuova incredibile avventura per riportarci all’ostello. Bontà e gentilezza verso lo straniero porteranno ad superare i perigli.

 

Martedì 12 Agosto

 

Gli ungheresi sono fin troppo cordiali e deferenti. Cerco un modo per provocarli e alla fine ci riesco. Mi presento da un controllore col biglietto non obliterato e creo una polemica che ruota attorno all’assurda maniera di fare i biglietti in Ungheria. Dopo un acceso diverbio, pur non trovando il ministero degli esteri Frattini perché in vacanza alle Maldive, riesco a non pagare la multa e ci dirigiamo così soddisfatti verso il treno della speranza. In 14 ore saremmo arrivati da Budapest a Venezia. Salendo sul treno Giorgina pensa che la nostra epopea si sia finalmente conclusa e ha torto. Nuove avventure avrebbero segnato il rocambolesco viaggio di ritorno. Un loculo per sei persone in cui dormire (due canadesi e una coppia di svedesi simpaticissimi), controlli notturni croati, sloveni mediante interrogatori serrati durante la notte. Arriviamo in Italia felici di poter parlare tranquillamente la nostra lingua e invece fino a Bologna  discorriamo in inglese col simpatico ragazzo di Budapest che ci aveva indirizzati ad un ristorante due sere prima. È l’ultima persona a meritarsi una coccardina forgiata dalle mani di Giorgina. Stanche ma felici abbandoniamo i binari in terra di Romagna.

 

Pensieri finali

 

È stata la mia seconda esperienza in interrail ma nuova ancora per emozione e difficoltà. Abbiamo conosciuto popoli lontani, cercato di comunicare in una dozzina di lingue; armati di torce e santini ci siamo addentrati nei cimiteri più misteriosi della Transilvania, abbiamo fatto l’elemosina agli zingari; ma soprattutto abbiamo affrontato i demoni nascosti dentro di noi.

Per tutto questo, grazie Popov!

Giorgina

 

Giovedì 7 Agosto

 

-Arrivo a Timisoara miracolosamente senza litigare.

-Dopo tante città autentiche rumene, una città rumena civilizzata!non saprei quale scegliere delle due…forse l’autenticità.

-Mangiato un piatto di linguine ai frutti di mare fantastico…peccato per la mia battuta infelice verso la cameriera…”FINALMENTE PIATTI ITALIANI!”…mi ha freddato.

-Enorme concerto internazionale di musica gipsy,”MISTO”, veramente bello!

-Un letto morbido! Nottata passata senza molle infilate nelle costole.

 

VIDEO CONCERTO

Venerdì 8 Agosto

- Visitato il museo del Banato… dove l’interattività consiste nell’accendere tutte le luci delle varie bacheche e nel trovare le stanze giuste…visto che il personale fa altro.

- Mangiato in uno dei locali più inn di Timisoara con tanto di cameriera che ti butta le briciole addosso pur di farti scansare

-Inizio delle olimpiadi!

- Nottata insonne per il caldo, pioggia e fischio Alessandrino.

-Sveglia alle quattro per prendere il treno per Budapest.

 

Sabato 9 Agosto

 

- Arrivo a Budapest con tanto di prenotazione immediata all’ostello.

- Ostello nuovo ma con dei bagni lontani dei chilometri.

-Ale vuole scaricare su di me le sue vergogne derivate dalle incomprensioni con le ungheresi…ma non ci riesce e mi tratta come una pezza da scarpe…così non solo non si fa intendere, ma si comporta pure come un cafone con me.

- Il mio inconscio dimentica il costoso ombrello di Ale nel fast food e non si troverà più…

-Camminata enorme dalle cinque di pomeriggio alle dieci di sera.

-Mangiato un maledetto salsicciotto ungherese, che risulterà poi letale per il mio stomaco…dopo tutta la carne della Romania questo salsicciotto è stato il colpo di grazia…espulso non appena in ostello.

-Finalmente si dorme.

 

 

 

 

  VIDEO MERCATINO SUL PONTE

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Domenica 10 Agosto

 

- Camminata per tutta Budapest…disprezziamo con coraggio i mezzi di trasporto pubblico...ne pagheremo le conseguenze la mattina seguente (Ndr per la stanchezza!). 

-Visitata la cittadella medievale di Pest con tanto di museo di storia.

- Vista l’isola Margherita…adocchiati accoppiamenti in pubblico.

-Comprati cinque litri di pop-corn.

  VIDEO FONTANA MUSICALE

 

Lunedì 11 Agosto

 

-Visto uno zoo bellissimo!C’erano degli animaletti che sembravano castorini, troppo simpatici!

-Cena in una locanda ungherese tipica, buono risi e bisi!

-Persa l’ultima corsa del metro e presa dalla disperazione ho implorato aiuto ad un ragazzino che è rimasto colpito dalla mia disperazione e ci ha accompagnati fino all’ostello.

-I controllori magiari sono dei veri e propri rompicoglioni.

  VIDEO CANI DELLA PRATERIA

 

 Martedì 12 Agosto

 

- Ultima giornata a Budapest!

- Delusione per il mancato mercatino sul ponte.

-Visitata la seconda sinagoga più grande al mondo.

- Ale litiga coi controllori del metro.

-Agognata partenza per l’Italia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

Pensieri finali

 

Come mia prima volta l’interrail è stata un’esperienza faticosa ma assolutamente affascinante. Anche la stanchezza mi ha aiutata ad ingegnarmi e soprattutto a non preoccuparmi di chiedere aiuto. È stata una dura prova per me che sono una persona che ama programmare qualsiasi cosa, ma ce l’ho fatta. Penso di essermi adeguata più o meno a tutte le situazioni senza lagnarmi più di tanto. Anche il mio compagno di viaggio mi è stato vicino affettivamente e moralmente…cadendo però ogni tanto nelle sue inutili polemiche. Ricorderò questa esperienza per tutta la vita…grazie Ale!

 

 
THE END

DUE IGNARI VIANDANTI NELLE TERRE DI DRACULA (seconda settimana)

Ale

 

Giovedì 31 luglio

Ci armiamo coi bagagli in spalla e abbandoniamo la magica Sighisoara.

Il viaggio che ci separa da Brasov dura un paio d’ore soltanto…ma farsele in piedi non è proprio il massimo. Tra l’altro mi cimento in una lotta impari contro il portellone di chiusura tra due vagoni, la conclusione è che la macchina risulta vincitrice ovvero se voglio salvare la mia mano debbo abbandonare la valigia di Giorgina nell’intercapedine tra i vagoni! Ci intrufoliamo nella prima classe…seppur rimanendo in piedi e mi balocco un po’con le rumene dello scompartimento (nelle mie fantasie malate solamente). Poi però non resisto più a restare nel mio silenzio autistico e attacco bottone con una ragazza che viaggia accanto a me. Dopo le battute iniziali in esperanto stabiliamo l’inglese come lingua franca. E’molto gentile e simpatica, vive vicino a Bucarest, studia comunicazione ed è fiera di essere rumena; non vuole emigrare come fanno in tanti del suo paese. Ebbene la presento a Giorgina che le conferisce una coccardina. Arriviamo alla grande strada di Brasov, puntiamo con assurda pervicacia nella direzione opposta al centro in cerca di un ostello pubblicizzato dalla lonley planet, con l’unico risultato di perderci inesorabilmente. Il tempo piovoso rende tutto più fastidioso. In definitiva, colle unghie e coi denti, riguadagnamo la centrale strada Republici mettendo a serio repentaglio la nostra salute fisica e mentale. L’hotel Postavarul oltre ad essere in un’ottima posizione è pulito e caratteristico. Molto grande e tran silvano, ci ricorda l’Overlook hotel di Shining.

 

Venerdì 1 agosto

Si parte alla volta dei castelli di Bran e Rasnov.

Trovare l’autobus giusto è già un’avventura, arrivati a piedi dopo aver camminato fino alla stazione gara 2 ci imbarchiamo in un autobuzul sbagliato che ci riporta assai indietro. Ci salva un ragazzino gentilissimo. Scende con noi alla prima fermata utile e ci riaccompagna addirittura al giusto piazzale chiedendo informazioni per noi. Rifiuta i lei che vorrei propinargli come mancia. Peccato non avergli dato una coccardina!

Bran e Rasnov sono molto pittoresche, Giorgina compra due magliette folcloristiche. Al ritorno da Rasnov saliamo su un taxi abusivo, guida incredibilmente bene. Da anche un passaggio a cinque ragazzi rumeni che salgono a far compagnia a Giorgina!

 

Sabato 2 agosto

Siamo indolenziti per la camminata di ieri ma partiamo comunque per un’altra avventura alla volta dei castelli transilvani. Sinaia ci attende, ed è amore a prima vista. In definitiva è il più bel castello che abbiamo mai veduto e ci piacerebbe perderci in una delle porte segrete e rimanere in quel magico gioco di specchi.

 

 

 

 

Domenica 3 agosto

Brasov non ci ha conquistato più di tanto. Troppo turistica e civilizzata. Anche se a dire il vero i rumeni avrebbero bisogno di una campagna di civilizzazione automobilistica coatta. Giorgina stava per essere spiaccicata da un autobus!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lunedì 4 Agosto

 

Nonostante i prevedibili attriti tra me e Giorgina nella mattinata intraprendiamo una serie di attività miranti a saggiare l’autenticità della vita di Sibiu. Grazie a me ci perdiamo e finiamo in un pittoresco mercato all’aperto. La fila di banconi più bella è quella delle donne che vendono i mirtilli ed altri frutti di bosco. Me ne faccio servire una piccola quantità da una ragazza zingaresca. In seguito ci intrufoliamo in un opificio specializzato in musica popolare ed acquistiamo una musicassetta. Nella mattinata ci addentriamo nel lugubre campanile e nell’antica biserca. Una giovane ragazzina si improvvisa guida. La migliore in assoluto!un entusiasmo trascinante,cammina all’indietro ipnotizzando con i suoi occhietti furbi e tenendoci sempre attenti con delle domande. Quante volte appare il Cristo nel magnifico affresco principale(7), di cos’è fatto il bassorilievo dell’ultima cena( legno), che forma ha la vasca per le abluzioni(due campane)…e ancora, cosa contraddistingue la raffigurazione dei delatori di Cristo rispetto all’atra parte del dittico?(gli abiti da turchi).Grazie a lei e alla sua maniera di mescolarsi e mescolarci alla materia artistica rimaniamo affascinati dalle contaminazioni di stili, cattolico, protestane e simbologie turche.

Concludiamo con la lapide del figlio di Vlad Tepes.

 

Martedi 5 Agosto

 

Con Deva torniamo alla Romania poco turistica dove gli stranieri vengono guardati con curiosità e la vita scorre in maniera mediterranea, per non dire terrona. Passiamo innanzi al monumento di Traiano e arriviamo alla deliziosa pensiune gestita da una babuska che non parla inglese. Ottima sistemazione con un bel micino di cui Giorgina si innamora. La nipotina della babuska strapazza il micetto.

 

Mercoledì 6 Agosto

 

Giorgina manifesta chiari segni di irrequietezza per la lunga permanenza in un paese semibarbarico. Brama la civiltà della sua tranquilla casetta. Del resto la cucina locale non la aiuta. In ogni pietanza è sempre presente del porco o della panna acida!

Il suo sistema digerente ha i primi scompensi e ne acuisce l’instabilità emotiva.

Cerchiamo un modo per fuggire in giornata da Deva e ci rivolgiamo addirittura ad una agenzia di viaggi locale. Sappiamo che i treni utili in giornata li abbiamo ormai persi e vorremmo delucidazioni sull’esistenza ed il costo di autobus Deva-Timisoara. Il boss dell’agenzia però si incaponisce e non ci lascia fuggire prima di averci rifilato gli orari dei treni che conosciamo già, mentre Giorgina soffre per gli spasimi di un imminente squarao.

 

Giorgina

 

Giovedì 31 luglio

-Viaggio interminabile in piedi con tanto di allergia acuta per tutto il viaggio.

-Conosciuta la rumenula amica di Ale.

-Arrivare alla stazione di Brasov è come arrivare alla stazione di Bologna, piena di edifici grigiastri.

-Ale strippa e si incazza per la lunga camminata con le valigie (è un bambino viziato).

-Strada Republici carina ma troppo trendy e simile a Cesenatico. I localini non sono per niente autentici.

-Le ragazze si conciano come dei pagliacci per sembrare più belle. Un bel corteo di clown!

-Notata la scritta Brasov Hollywoodiana .

 

 

  VIDEO BRASOV

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Venerdì 1 agosto

-I rumeni sono troppo gentili.

-Qua mancano punti informativi ma ci si aiuta a vicenda. VIVA IL COMUNISMO! J

-Altra camminata estenuante nelle zone povere di Brasov ,(molto più belle di strada Republici) tra topi morti e prugnette che ti saltano addosso.

-Castello di Bran troppo turistico ma belli i mercatini sottostanti. Comparate due magliette tipiche.

-Rasnov bella. Ale è un bambino allevato con la cicuta.

-Accarezzato un cucciolo di asino…com’è morbido!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sabato 2 agosto

-Ho visitato il castello dei miei sogni!

Voglio vedere anche le stanze segrete!

-Un rumeno mi sgrida perché vado nel bagno dei maschi…quello delle donne aveva una fila immonda!

-Ale si sbronza con la Ciùc e mi racconta INTERESSANTISSIME fiabe scandinave, mentre osserva le tette di tutte le ragazze che passano.

 

VIDEO CASTELLO PELES

 

Domenica 3 agosto

-Un pazzo rumeno alla guida stava per spiaccicarmi al suolo, ho perso dieci anni di vita.

-I treni accelerat bollono.

-Prima esperienza in camerata mista all’ostello di Sibiu. Venti persone in una sola stanza. Tutti curiosi di sapere la nostra provenienza e vogliosi di parlare.

-I tedeschi mi guardano.

-Cena fantastica in una taverna draculesca. Buonissima la “bisaccia del pastore” e simpatico il cameriere baffuto! FORTE BUNA!

-Nottata insonne tra russa, scoregge e luci.

LA TAVERNA DI SIBIU

 

Lunedì 4 Agosto

 

-Comprati mirtilli autentici da un’autentica zingara.

-Comprata cassetta di musica popolare rumena.

-Buonissimi i bretzel al sesamo!

-Pranzo in un ristorante frequentato solo da rumeni…cibo schietto…anche troppo!

-Magnifica visita prima del campanile e poi della biserica con tanto di guida simpatica e giovane.

-Vista la tomba del figlio di Vlad Tepess.

-Incontrato un visitor della peggor specie che voleva “shoot the dog”…va là che uccido prima io i suoi kids rompicoglioni.

-Risveglio mattutino a suon di scoreggie.

 

 VIDEO CAMPANILE SIBIU

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Martedi 5 Agosto

 

-Arrivo a Deva in serata e accolti da una bella babuskina con gatto fantastico che titta.

- Bel bagno rosa stimolante…

-Letti belli rumorosi.

- Avvistamento di una simil torre di Babele(cetate di Deva).

 

 

  VIDEO POPOVICI MICINO E DORA

 

 

 

Mercoledì 6 Agosto

 

-Mattinata ad hunedoara…città veramente squallida ma con un castello veramente draculesco!Peccato per le poche stanze visitabili!

-Fuggiti da un tassista con faccia poco raccomandabile, ci siamo affidati ad un “tranquillo” minibus…E ABBIAMO FATTO MALE!

-Attacco di squarao…trovato rifugio al bagno della stazione con tanto di tre pezzi di carta igienica donatimi da una babuska. Maledetti rumeni!

-Trovata sistemazione per la notte da un’altra babuska.

-La babuska nuova passa il suo tempo a mangiare davanti alla tv.

-Il nuovo hotel è veramente triste…il tipico luogo scelto dagli aspiranti suicidi.

- Osservata la “torre di Babele” mentre dei muratori ci tiravano la terra in testa.

-Fermati prima di andare a letto da tre buzzurri che volevano attaccar bottone.

-Osservati gesti di inciviltà verso un povero gattino. 

 
A PRESTO L'ULTIMA PUNTATA DELL'INEDITO DIARIO TRANSILVANO!

DUE IGNARI VIANDANTI NELLE TERRE DI DRACULA (Prima settimana)

Ale

 

23 luglio

Tutto cominciò in una calda notte di mezza estate. Si era Giorgina ed io ,mercoledì 23 luglio 208. La partenza da Bologna  con un carrozzone EuroNotte ci avrebbe condotti l’indomani nella ex capitale dell’Impero Asburgico, la mela d’oro, Vienna.

 

  24 luglio

Giunti alla stazione rimbalziamo da un austriaco all’altro in cerca di informazioni ottenendo solo coordinate nebulose ed un tantino avvilenti. Ripreso il senno saliamo sull’autobus D che taglia Vienna in tutto lo splendore della parte centrale e scendiamo non lontano da Porzellangasse, onde si trova il nostro agognato ostello.

Atmosfera giovanile cordiale ed internazionale, arredo sobrio, spartano ma efficiente; troviamo così un ottimo pied a terre per i nostri raid viennesi.

Ci attendono gli appartamenti imperiali nella Hofburg, in cui ci deliziamo con i particolari della affascinate vita di Sissi (SiSi).

Stephandom, saker torte e strudel con marmellata e ricotta deliziosi.

Alla sera, dopo il riposino, dinanzi al Rathaus c’è il FilmSpiel Festival.

Meraviglioso contesto in cui carezzare le proprie orecchie con musica classica (Bach quella sera).

Cena nel simpatico ed economico Centimeter. (Scopriamo casualmente le gustose cotolette viennesi! Schnitzel!

 

 

25 luglio

Visita a Schonbrunn, il castello di Sissi ed in seguito puntata a casa Freud.

In serata decidiamo di disintossicarci dalla cucina austriaca mediante una spesa mirata consistente in insalata, frutta,pane integrale, parsòt italianische, biscottini e H2O(che verrà smarrita).

Alla sera torniamo al film festival a guardare la Tosca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sabato 26 luglio (bel dì)

 

Visita allo Schloss Belvedere.

Mirabili dipinti onirici impressionisti, simbolisti e realismo magico.

Troviamo il palazzo della Secessione con grande gioia, una fantastica opera di Klimt.

Li vicino c’è una zona cosmopolita con mercato all’aperto e ristoranti di ogni paese. Noi scegliamo il più gustoso, mediterraneo, mangiamo tajin con prugne e cous cous con agnello. Finiamo il giro del vialone mercantile dove c’è veramente un’umanità variopinta. Fotografo un signore con lunga barba e solo alcune ore dopo scopro con sorpresa che aveva attaccato alla giacca una stella gialla con la scritta juden!

 

Domenica 27 luglio

 

Sveglia di buon ora a Vienna.

Facciamo provviste e ci avviamo alla stazione Westbanhof onde inizia così una incredibile traversata che da Vienna ci avrebbe condotti in Romania. Decisi a lasciare Budapest per il ritorno attraversiamo tutta l’Ungheria coi suoi monotoni paesaggi pianeggianti, facendo solo un cambio di treno nella capitale ungherese.

(L’ausilio di un indiano sarà indispensabile per rincuorarci ed indicarci la retta via verso il treno per Oradea).

E così giunge la Romania, meta tanto bramata…rimaniamo un po’scossi dal’atmosfera un po’ laida e napoletana ma anche affascinata dai resti eleganti delle vestigia asburgiche. Via Republici è quella più piacevole in cui passeggiare senza temere di essere investiti. Troviamo asilo all’hotel Park. Palazzo settecentesco in disfacimento, camera laida e soprattutto doccia gelata.

Una buona pizza rumena smorza le impressioni negative dovute alla bruca transizione da Vienna ad Oradea.

 

VIDEO ORADEA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lunedì 28 luglio

Dopo le impressioni scostanti dei giorni precedenti iniziamo a sentirci un po’ rumeni anche noi. La doccia fredda non ci spaventa più così come i giacigli rivoltanti. Ci aggiriamo per la cittadella della Crisana con maggiore disinvoltura anche se capita ancora di trasalire improvvisamente all’apparire di volti loschi (da queste parti ce ne sono tanti!).

Giorgina parla con la sua mamma e io cerco di addolcirne le parole, non troppo lusinghiere verso Oradea.

Questa città comunque si lascia esplorare e riserva al visitatore diverse sorprese, come il famoso hotel Vulturul Negru dalle vetrate art nouveau e tanti scorci piacevolissimi di palazzi sontuosi seppur scrostati. Con pochi lei mangiamo abbondantemente e trascorriamo l’ultima serata nel giardino-bar su cui si affaccia il loculo del nostro hotel.

 

Martedì 29 luglio

Sighisoara. Atmosfera medioevale, stile Brisighella ; ma con comparse naturalmente calate nella parte!

Per pochi lei al ristorante Rustic si mangia un ottimo goulash ed altre specialità romene come i mititei ed involtini di cavolo e manzo con mamaliga e panna acida.

 

  VIDEO SIGHISOARA

 

 

 

 

 

 

 

Mercoledì 30 luglio

Torniamo al Rustic.

Lasciamo una coccardina ad Avram Iancu.

 

 

  

VIDEO TUNNEL MUSICALE 

 

 

 

 

 

 

Giorgina

 

23 luglio

-Nella cuccetta c’era un tedesco che aveva i piedi puzzolenti.

-Pensieri notturni contrari al viaggio che sta per iniziare.

-Primi approcci con gente di lingua tedesca…

Mamma mia che freddezza!

-Buone le pagnottine all’uvetta pel colazione!

 

24 luglio

-Ale strippa alle prime incomprensioni con gli austriaci e demanda tutto a Giorgina impaurita.

-L’ostello è abbastanza sciatto ma con personale simpatico ed in grado di parlare inglese, senza la puzza sotto il naso..

-All’Hofburg rimaniamo affascinati dalla vita di  Sissi, ma ci sentiamo un po’ colpevoli per la sua morte…visto che per colpa di un certo Luccheni si è spenta…però dopo la sua morte è nato il mito Sissi!

-Ale voleva che chiedessi informazioni a destra e a manca…Abbiamo scambiato un centro di Clarisse per ufficio informazioni.

-Ci accorgiamo delle prime disfunzioni della nostra camera d’ostello, le luci non funzionano, le docce sono senza chiavi alla porta e il bagno vicino alla nostra camera è sdozzo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

25 luglio

-All’ingresso di Schonbrunn non ci voglio accettare il badge.

-Ale si interessa esclusivamente delle altre e si disinteressa di me.

-Il castello di Sissi non racconta di Sissi ma di tutti i regnanti che l’hanno abitato.

-La casa di Freud è stata un po’ deludente perché tutti gli oggetti si trovano nel suo studio di Londra.

-Fatta amicizia con ragazze ungheresi.

-Fatta amicizia con un simpatico pakistano che parlava un tedesco-pakistano…di difficile comprensione.

-Scorta mosca bianca: PRESAGIO DI MORTE!

 

Sabato 26 luglio

 

-Il mercato incontrato sembra marocchino piuttosto che austriaco…finalmente un po’ di immondizia!

-Traffici strani tra persone di diversa nazionalità.

-Ale sfoggia il suo spagnolo con delle signore argentine che cercavano l’Opera…non eravamo le presone più indicate per l’orientamento (a Vienna c’è carenza di uffici informativi).

-Mi sono dimenticata di dire che venerdì sera abbiamo mangiato un gelato buonissimo (Zitrone-banane-amarena).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Domenica 27 luglio

 

Passata la frontiera Ungheria-Romania siamo assaliti da poliziotti seriosi che vogliono controllare il nostro PASSPORT…una volta notata la nostra provenienza ci salutano all’italiana.

-Presa da pipì acuta decido di usufruire dei cessi del treno e non appena cerco di centrare la tazza con mosse da equilibrista sento un fastidio e poi un forte dolore alla chiappa destra. Saggio con mano la zona dolente e scopro di avere una formica-ragno azzurra sul sedere. Due becchi tremendi mi danno il benvenuto in Romania. (Per fortuna sono qui a scrivere, chissà che genere di insetto fosse!).

-Arrivo ad Oradea traumatico sia per il cambio d’orario, sia per il laidume che c’ha accolto alla stazione (i sotterranei sono delle gallerie dell’orrore).

-Anche l’arrivo all’hotel è stato abbastanza traumatico, fusi come siamo non capiamo neanche il semplice inglese della receptionist.

L’avvenimento più traumatico però c’è quando diciamo di non avere lei con noi, ma solo euro…Inizia così la ricerca disperata di questa valuta, più simile a quella del monopoli che ad una vera  banconota. Il servo è uguale a quello di Tomb Raider, e ci

accompagna dal boss numero uno di Oradea. Entriamo nel suo locale e ci si avvicina sto bestione con un occhio guercio che dopo varie occhiatacce cattive decide di aiutarci.

-La camera è sdozza…veramente sporca e le docce sono senza acqua calda.

-Avvistamenti dei primi rom sciancati.

-Ho donato una patatina ad un bimbo che chiedeva cibo con insistenza e la sua risposta è stata: MULTUMESC.

-Fatta amicizia con un cameriere molto carino con crocione al collo stile Napoli.

 

Lunedì 28 luglio

-Comprata una ROMTELEKOM per chiamare l’Italia!

-Pranzo in un ristorante pacchiano considerato dai rumeni d’alta moda…io ed Ale eravamo i più trasandati!

-Visione di un insediamento Rom al PARCUL TRAIANU. Un’allegra famigliola si lavava nel fiume pieno di immondizia!

-Palazzi scrostati e decadenti.

-Avvistate donne lupesche!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Martedì 29 luglio

-Compiuto un salto temporale dal 2008 al medioevo!

-Finalmente un alloggio pulito e con letti comodi.

-Il viaggio di sette ore e le occhiatine di Ale ci fanno accapigliare.

-Primo sentore di Dracula nella galleria a Sighisoara.

-Fatta amicizia con una coppietta italiana proveniente da Mantova, lui un saccente dottorino e lei una simpatica ragazza a cui piacciono le lingue impossibili.

-Di notte strani rumori provenienti dalla città…come di lupi!

 

 

Mercoledì 30 luglio

-Bei piatti sporcellosi di carne.

-Maggnata la pizza da San Gennaro…con le mani!

-Visita al cimitero Sassone all’imbrunire…spauracchio alla vista dell’uscita principale chiusa con un catenaccio.

 

 VIDEO CIMITERO SASSONE

 

 

 
IL VIAGGIO CONTINUA ALLA PROSSIMA PUNTATA...
 

SULLE TRACCE DI DRACULA

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REFLEXIONES Y PENSAMIENTOS SOBRE LA ISLA DE CUBA

Da tanto tempo desideravo ardentemente visitare l’America Latina, in particolare da circa un anno subivo il fascino dell’area caraibica cullandomi nel sogno di immergermi nei suoi mari, nella sua musica e nella sua cultura. Così grazie all’hobby un poco altisonante di Pier mi sono senza indugio convertito in accompagnatore golfistico intraprendendo una ricognizione purtroppo assai breve ma intensa dell’isola di Cuba.

 

Così si parte: sveglia alle sette del mattino in Italia e, dopo una serie di spostamenti intercontinentali  durati una ventina d’ore, mi ritrovo nell’aeroporto dell’Havana,con sei ore di differenza di fuso orario, in coda davanti alle austere cabine in cui alcuni funzionari controllano i documenti mentre una telecamera filma il volto di ogni nuovo arrivato. In quel momento comprendo uno dei motivi per cui quello che stavo per visitare era il paese più sicuro dell’America Latina: un controllo pressoché totale di ciò che accade nell’isola e una massiccia presenza delle forze di polizia.

 

Le impressioni provate nel primo giorno d’arrivo ed il seguente sono state così intense e rivelatrici da condizionare il mio sguardo nelle giornate seguenti.

Il tragitto di un paio d’ore dall’aeroporto della capitale alla località turistica di Varadero le ho trascorse osservando dal finestrino dell’autobus in un torpore onirico mentre la luce del sole scompariva finalmente rendendo tutto più misterioso. L’autopista che taglia orizzontalmente l’isola con un manto stradale rovinato, la mancanza di segnali, auto d’epoca americane che resistono stoicamente alle ingiurie del tempo, un’umanità d’impensata varietà indaffarata a mettersi in fila per avere un passaggio disciplinata dai simpatici amarillos…e ancora imponenti cartelloni di propaganda rivoluzionaria con messaggi tanto ideologici quanto poetici, tutto questo mi ha riempito di timore e meraviglia. Nonostante mi fossi documentato a dovere prima della partenza mai avrei immaginato di vedere ciò che ho visto, un mondo completamente diverso da tutto ciò che avevo esperito nella mia vita.

 

 Giunti all’hotel Melia Las Americas veniamo rassicurati dal lusso a cinque stelle di questa struttura riservata a maggiorenni in cui avremmo soggiornato. Nella serata inaugurale di benvenuto conosciamo i vari referenti organizzativi del nostro viaggio: il responsabile della compagnia aerea, quello dell’Hotel e anche del vicinissimo Golf. Tutti quanti si rivelano di un’umanità straordinaria, l’unica cosa che devo rimproverare a Righo è di non avermi trovato un volo per partire più tardi per l’Italia! A parte questo mi sono divertito molto in loro compagnia. Sempre durante la prima serata faccio conoscenza con una ragazza dello staff molto simpatica che viene dalla vicina cittadina di Cardenas. L’atmosfera è distesa e gioiosa ma quando la ragazza quiere bailàr maledico le mie assenze alla scuola di salsa a Bologna nonostante gli inviti della bravissima Sere...

 

Come avrete compreso quello che mi ha colpito e di cui faccio ancora fatica a capacitarmi sono due caratteristiche apparentemente opposte attorno a cui ruota la vita di Cuba: povertà e ricchezza.

Non tutto è bianco o nero, i quartieri degradati dell’Havana e i lussuosi resort di Varadero sembrano essere agli antipodi e probabilmente così è, ma c’è sempre un’altra faccia della medaglia.

Per essere chiari sono due i modelli di base. Uno è quello della Rivoluzione Cubana che ormai da mezzo secolo disciplina la vita del popolo attraverso una dittatura che non concede al popolo nessun lusso o libertà di iniziativa privata ma che ha pure eliminato la mafia, le disuguaglianze sociali e garantito a tutti l’indispensabile per vivere con dignità e ricevere una solida istruzione.

L’altro modello è quello che imperava prima dell’avvento dei barbudos rivoluzionari, ossia quello di Batista. Lusso, corruzione, coinvolgimento statunitense, benessere, connivenza con la mafia.

Ridotto ai minimi termini un modello comunista contrapposto ad un modello capitalista.

 

Nonostante la propaganda pervasiva che salvaguarda gli ideali della rivoluzione del ‘59 la gente è stanca di questa esasperata austerità diventata insopportabile durante il periodo especial seguito al collasso dell’Unione Sovietica. Ora grazie alle timide liberalizzazioni avviate dall’hermano pequeno del leader maximo, Raul Castro, il popolo sta ricominciando intravedere condizioni di vita migliori. Del resto il modello di benessere che hanno davanti è offerto dal turismo, in gran parte canadese, spagnolo, italiano e degli altri paesi europei ed americani ad eccezione degli USA i cui cittadini non possono mettere piede nell’isola. Le lusinghe dell’opulenta e decadente civiltà occidentale sono ben presenti, mi è capitato di entrare in una delle discoteche di Varadero, popolata da molti stranieri ma anche da un numero sorprendentemente alto di Cubani. Le mie suggestioni mi hanno fatto credere di avere un assaggio di quella che poteva essere l’atmosfera viziosa dell’isola all’epoca di Batista quando Cuba era il casino degli States. Del resto quella notte imperava musica yanqui e le cubane sembravano aver ben appreso i costumi dei facoltosi turisti occidentali.

Il turismo rappresenta una sostanziosa ed indispensabile fonte di guadagno per il governo della famiglia Castro ma anche una fonte di disuguaglianze all’interno di una società forzosamente senza differenze sociali come quella cubana. Così molti illustri laureati scelgono di abbandonare  le loro stimate professioni che fruttano loro, quando va bene, una ventina di euro al mese per entrare nell’industria del turismo e racimolare così qualcosa di più dei loro poverissimi salari.

 

Chi non ha la fortuna di entrare nel mondo dorato del turismo non può far altro che ingegnarsi per racimolare qualche pesos in più. Questo stile di vita è tipico dei jineteros, trafficoni capaci di inventarsi qualsiasi cosa per ottenere una  propina (mancia). Il fatto di arrangiarsi a Cuba è veramente elevato ad arte. Per esempio dopo un bel giro dell’Havana vieja ho deciso di sedermi su di una panchina vista mare, accanto a me era già seduto un signore dall’aria vagamente sospetta con in mano un libro consunto. In pochi secondi ho capito che era uno di quei trafficoni di cui sopra e mi ha subito mostrato la merce di scambio che nascondeva nel pretestuoso libro: delle banconote e monetine da cinque pesos che raffigurano Che Guevara. Ho scambiato volentieri uno dei miei preziosi pesos convertibili (la moneta riservata ai turisti) con la sua consunta banconota rimanendo a parlare del più e del meno, di come le paghe di Fidel fossero basse e che quindi anche chi come quel tizio possedeva un titolo universitario fosse indotto a darsi da fare per sbarcare il lunario in una lotta quotidiana che qui si chiama, come mi ha infatti riferito, Lucha. Un altro simpatico figuro lo incontriamo a Matanzas, si chiama Aramìs e sembra un misto tra lo scemo del villaggio ed un colto geografo. Appena gli diciamo di essere italiani lui ci sciorina una serie di dati sul nostro paese peninsulare ed insulare rinfrescandoci la memoria sulla sua lunghezza, numero di regioni, presidente della Repubblica e capo del governo. Piacevolmente impressionati lasciamo che Aramìs ci faccia da guida per le strade degradate di Matanzas e dopo le sue dettagliate spiegazioni non possiamo fare a meno di allungargli qualche meritato pesos convertible. Questa è la Lucha.

Sottolineo che questo fenomeno è più assimilabile all’arte che al crimine perché è sempre intrapreso con dignità e rispetto, i crimini comunemente intesi sono pressoché assenti a Cuba. Ciò avviene sia per gli intransigenti controlli che ci sono ma anche per via di un solido ed ammirabile sentimento di solidarietà e aiuto reciproco che lega le persone.

 

La ricchezza dell’isola è la sua selvaggia natura tropicale, ben tutelata e poco soggetta alla pressione antropica. Stupisce anche la mescolanza di “razze”presenti. Non esiste un tipo di cubano definito perché Cuba ha accolto popoli di ogni colore e il melange risultante affascina proprio per questa sua eterogeneità. Quello che invece invidio senz’ombra di dubbio del socialismo in salsa cubana è la televisione. Quella italiana non riesco a guardala mentre quella cubana non è piegata agli interessi del mercato e quindi non ci sono interruzioni pubblicitarie ma soprattutto è culturale, per così dire. A essere proiettati ininterrottamente sono infatti documentari, interviste, corsi universitari, tavole rotonde, ma anche concerti, arte, film… Ogni settore dello scibile umano viene presentato gratuitamente agli spettatori col nobile fine di divulgare conoscenza e culture. Guardare la televisione cubana è stata una vera rivelazione e provo vergogna per un paese come il nostro in cui anche la tv pubblica offre un pessimo servizio ai cittadini. Siamo il paese col patrimonio culturale più grande ma lo valorizziamo in minima parte.

 Cuba è una piccola isola ma ha raggiunto dei risultati ammirevoli nell’istruzione, nella medicina e negli interventi di solidarietà. Gli USA fanno di tutto per mettere i bastoni tra le ruote al regime di Castro applicando da decine d’anni un embargo criminale che rende ancora più difficile la vita di popolazioni già gravate dalle restrizioni del comunismo. Se però gli Stati Uniti facessero un esame di coscienza vedrebbero che per ogni dollaro che spendono per l’istruzione hanno il risultato peggiore del mondo, hanno un sistema sanitario che non copre un bel niente e sono stati ben disorganizzati a fronteggiare la disgrazia dell’uragano Katrina. Insomma esistono tanti aspetti positivi dell’attuale sistema Cubano che dovremmo rispettare prima di criticare.

Che dire poi delle antiche città storiche. Veramente affascinanti. Costituiscono testimonianze del passato coloniale e sono state recentemente dichiarate dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Prima l’Habana vieja ma ora molti altri siti come la stupenda Trinidad e la deliziosa Cienfuegos, che ho potuto esplorare, ora ricevono finanziamenti per conservare i loro tesori.

 

  Ancora non mi capacito se questi giorni siano stati sogno o realtà. Quando penso all’ultima sera di festa con le candele e la musica sull’oceano mi adombro malinconicamente. Soavi momenti passati con la mia amica di Cardenas, sfumature di un mondo che probabilmente non si ripeteranno più.

NON E' MAI TROPPO PRESTO PER LO ZUKUNFT

Dopo aver scartato l'ipotesi troppo impegnativa di un viaggio per tutta la Germania abbiamo compiuto un piacevole percorso di avvicinamento alle alemanne terre segnato da numerose tappe dall'8 al 19 settembre. In primis il Lago di Garda con Sirmione, Salò e Gardaland per poi risalire in Valtellina con conseguente saluto al Lago di Como. Lungi dell'essere esausti Giorgina ed io, dopo aver salutato i nostri validi compagni di viaggio Vale e Marco, sbaragliamo il posto di blocco alla frontiera italo-svizzera puntando dritti verso il Tirolo. Finalmente sistemati in una Gasthof Pension nella luminosa Innsbruck facciamo conoscenza con la cucina austriaca affrontando un pernicioso Canederlo grande come il cervello di una scimmia!! L'indomani ripieghiamo per il più partenopeo ristorante "Mammamia" con la sua favorita "pizza diavolo" (decisamente infernale). Ed ecco che prende il via la nostra inusitata bramosia di palazzi e castelli sempre più sfarzosi tra Appartamenti del Kaiser, Schloss Ambras e via verso la Baviera terra degli sfrenati capricci romantici del re Ludwig con Hoenschwangau-Neuschwanstein-Linderhof Schloss! Magna Cum Opulentia atque gaudium pulcherrimum ci proponiamo di tornare per calcare tutta la Romantische Strasse.

DESTINO ESPANA

Quindici giorni potrebbero sembrare pochi per visitare la Spagna del nord, in effetti lo sono, ma anche bastanti per cogliere ciò che di più autentico la penisola Iberica può offrire. Dal 21 Agosto al 6 Settembre il mio buon amico Riccardo ed io abbiamo vissuto con tale intensità il nostro viaggio che difficilmente non rievocheremo le nostre peripezie da ora al secolo a venire. Aver scelto una opzione interessante e faticosa come quella dell'INTERRAIL ha reso tutto più immersivo e stimolante. E' una vera gioia per il cervello sforzarsi ad esprimere in un idioma differente, dormire un giorno in una città un giorno in un'altra, cercare sulla guida Lonley Planet i posti più caratteristici dove mangiare e divertirsi. La cosa migliore senz'altro è guardare negli occhi i cosidetti "stranieri", parlare e capirsi con loro ed essere accolti ed apprezzati per le proprie diversità e somiglianze. Certo se vi capiterà di fare una vacanza in un hotel quattro stelle con formula "all inclusive" non sarò certo io a dissuadervi, ma vorrei che consideraste questa opportunità del viaggio internazionale in treno. Le offerte per gli under 26 sono golose e ciò che questo progetto propone è più che un "pacchetto viaggio" è una vera e propria filosofia di vita. Del resto l'Unione Europea si allarga sempre più, per cui perché non conoscere meglio i propri vicini di casa, i cosidetti "stranieri"?       
  
 

UN VIAGGIO FANTASTICO

 Il viaggio intrapreso da Giorgina ed io dal 07/07/06 al 16/07/06 si è rivelato al di sopra d’ogni aspettativa. Prima di partire per la Croazia l’unica cosa che conoscevo di questo Stato era il nome della capitale, Zagabria, e il significato della parola “mrkva”, carota; tutto qui. La bellezza inebriante delle sue isole, la cordialità degli abitanti, l’ottima cucina hanno risvegliato in me una curiosità ed energie da troppo tempo sopite. Ma andiamo con calma.

La Croazia è pressochè sconosciuta nel mondo, persino qui da noi sulle sponde dell’Adriatico la maggior parte della gente ignora le meraviglie di questa Terra.

Il film “La carica dei 101” ha contribuito a rendere nota nei paesi anglofoni la regione croata della Dalmazia proprio perchè in inglese questa produzione Disney del 1961 titola “One Hundred and one Dalmatians”. Prima del celebre cartone animato solo un’altra opera aveva reso famosa la Dalmazia in Europa, parlo del “Viaggio in Dalmazia” scritto nel 1774 dall’abate Alberto Fortis. Fortis si faceva chiamare abate ma aveva raggiunto solo due dei quattro gradi che servivano per diventarlo. Egli era un uomo di chiesa quindi, ma anche una persona cui piaceva vivere, altrimenti non si spiegherebbero le tre amanti che ebbe contemporaneamente di cui una a Dubrovnik. Sebenico, forse la più bella città della costa dalmata, diede i natali a Niccolò Tommaseo colui il quale scrisse il primo dizionario etimologico della nostra bellissima lingua italiana. Niccolò Tommaseo era un cattolico fervente, ciònondimeno amava le donne. Qualche burlone infatti motteggiava dicendo che Niccolò aveva un piede in chiesa e l’altro nel bordello. Entrando nel mito si pensa che l’isola più meridionale della Dalmazia, Meleda, sia quella in cui la Maga Circe tramutò i compagni di Ulisse in porci. Tutto questo per dire che le ragazze croate sono veramente belle. Alte, magre, brune con occhi chiari. Proprio così, anche se è universalmente riconosciuto che io, Alexandros preferisca le bionde, devo ammettere di essere rimasto turbato dalla bellezza altera di molte ragazze dalmate (principalmente quelle senza i baffi). Per giunta mentre la mia valida compagna di viaggio Giorgina era placidamente arenata sull’acciottolato della spiaggia di Bol, nell’isola di Brac, ho nuotato costeggiando quella lingua di terra così amena studiando l’inusuale gioco delle correnti ma rimanendo anche abbacinato dalla moltitudine di ragazze presenti: croate, inglesi, tedesche biondissime, russe, bulgare, slovene, austriache e francesi... E’ sì anche francesi, proprio come quella decina (non solo donne) che avevamo alle spalle durante la finalissima dei mondiali di calcio. Di attriti ce ne sono stati molti ma tutto è bene quel che finisce bene. L’isola cui facevamo riferimento era Hvar che è giustamente annoverata tra le dieci più belle isole del mondo. Sicché abbiamo sfrecciato (almeno in discesa) lungo buona parte dell’isola riempiendoci i polmoni del profumo del mare e degli aromi delle erbe selvatiche, lavanda soprattutto. Tutte le sere tornavamo nella nostra base a Starigrad, la più antica città dell’isola e lì, tra gli altri, abbiamo conosciuto Zoran Tadic’. Questo giovane uomo ci ha raccontato di avere fatto il barista per quindici anni e di essersi oltremodo annoiato con quella occupazione. Entriamo nella sua nuova bottega (vicino al ristorante “Antika” dove ho degustato un eccellente pescecane in salsa di vino bianco). Lì rimaniamo straniti dalla presenza di decine di stranissime creature apparentemente uscite dal set di un film fantasy. Sono le creazioni di Zoran realizzate con materiali provenienti da Hvar e da altre isole dalmate. I materiali più impiegati sono ossa, denti di pescecane, legno, pietre dure. Su una panca vediamo esposti un cranio di delfino, ossa di animali erbivori ma anche denti di lupo e dell’immancabile pescecane. Zoran si compiace della sua nuova attività creativa che, se non è molto remunerativa a causa della stranezza degli oggetti prodotti, almeno gli consente di esprimersi liberamente in una forma di comunicazione veramente atipica. Gli chiediamo da dove proviene tutto quel materiale e lui ci informa che esso gli viene portato da amici viaggiatori in modo tale che ogni sua creazione ha una storia unica di luoghi e persone. Per non essere da meno Giorgina ed io ci soffermiamo su varie spiagge, compresa quelle di Zècevo (isolotto prediletto dai nudisti per la sua incontaminata bellezza) a raccogliere sassolini strani ed anche (sempre a Zècevo) una mandibola di agnello. Con il suo inglese fluente Zoran ci ringrazia per quei piccoli doni. Prima di salutarci però ha la malaugurata idea di suggerirci di raggiungere la parte meridionale dell’isola di Hvar attraversando il tunnel che da Pitve porta a Zavala. Trottiamo così verso Pitve. Sulla strada incontriamo una ragazza che cammina in salita con un sacco grezzo sulle spalle, è una minorata mentale, “diversamente intelligente” se preferite. Quando ci vede si agita e inizia a sbracciarsi verso la nostra direzione, mi fermo. Lei si avvicina al nostro motore e latra: “MUSICA!”. Poi avvicina all’orecchio di Giorgina un antiquato Simens A50 (come quello che ho dato a mia mamma prendendolo anni fa coi punti della Vodafone). La Creatura razzola con una mano tra i capelli di una Giorgina inorridita, intanto da quel cellulare proviene una musichetta patetica... Abbandoniamo l’essere che nei giorni a venire sarebbe diventato ufficialmente “MUSICA!”. Ci fermiamo a mangiare a Kod Komina dove un giovane cameriere mi mostra la peka, una cupola che può essere di metallo o terracotta dove sopra, e non sotto, sono sistemate le braci, e all’interno si può cuocere carne o pesce. Noi lì mangiamo un ottimo paté d’aragosta ed altre pietanze luculliane. Prima di partire parlando in inglese chiedo al cameriere qual’è l’equivalente croato della parola “music”. Lui risponde proferendo una parola croata mai sentita prima. Brivido. Come faceva la “diversamente intelligente” a conoscere la parola italiana “MUSICA!”? “Deve essere Satana, o un altra entità sovrannatuarale  che mi si manifesta come già successo in passato”, penso tra me e me. Per scrupolo chiedo sempre allo stesso cameriere se in Croazia “music” si proferisce anche in qualche altro modo. Lui ci pensa e infine mi da infinito sollievo: in alcune regioni della Croazia si usa anche la parola ”musica” come in Italia. Lasciamo dieci kuna di mancia e ce ne andiamo. Proseguendo verso sud però, incappiamo nel famigerato tunnel di cui il giornalista veneziano Alessandro Marzo Magno offre, nel libro “Il Leone di Lissa”, una buona descrizione: “ (...) la scura e inquitante galleria che conduce a Zavala e Sveta Nedjelja. Stretta, grezza, con gli spuntoni di roccia che sporgono qua e là, lunga un chilometro e quattrocento metri, non permette il passaggio di più di un veicolo per volta: ci si deve cortesemente aspettare prima di avventurarsi nell’antro. Narra la leggenda che ci sia rimasto incastonato un camper piuttosto panciuto dei soliti tedeschi e narra sempre la leggenda che molti si affannassero attorno al mezzo non sapendo come fare per tirarlo fuori. A risolvere il rebus sarebbe stato un bambino che la soluzione per disincastrare il camper ce l’aveva: sgonfiare le ruote”.

Ci mettiamo in coda agli altri veicoli e attendiamo pazientemente che il semaforo diventi verde. Partiamo. Dopo pochi metri che Giorgina ed io procediamo tranquillamente, sul cinquantino Piaggio preso a nolo, avvertiamo un brivido sinistro percorrerci la schiena, la temperatura si abbassa repentinamente, si fa umido, non vedo assolutamente nulla attorno a me tranne una minuscola luce bianca che si affievolisce sempre più invece che, com’era logico aspettarsi, ingrandirsi. Serro le mani sul manubrio, mantengo il sangue freddo e procedo verso il lumicino baluginante. Dopo una ventina di metri urlo a Giorgina: “Ciapa quà!”. Sradico dal mio volto gli occhiali da sole e li porgo in un nanosecondo alla sventurata biondina avvinta al mio costato. Di colpo davanti a me si illumina un piccolo cono di luce, misero ma sufficiente a darmi speranza. Affrontiamo scabrosità del manto stradale, spuntoni che compaiono a destra e a manca, infiltrazioni d’acqua quando non vere e proprie cascatelle gelide ma, fortunatamente usciamo da questo incubo sostenedo una vera e propria catabasi al contrario, un viaggio dall’inferno verso la luce...

Maledetto Zoran e la sua mattezza slava! Ora posso proprio dirlo, gli slavi sono tutti matti, la loro mattezza è scritta a caratteri indelebili nel loro genoma. Chiunque abbia visto il film “Underground” di Kusturica sa di cosa parlo. A Zavala racconto ad una ragazza questa buia esperienza: “the tunnel is dangerous: it’s dark, wet, cold...”. Lei mentre parlo non fa altro che ridere. Le chiedo come fare per raggiungere il nostro appartamento a Starigrad. Lei dice “tànel”, io le dico “what?”, lei insiste “tànel-tànel”. “Bho”, penso io, non mi sembra di aver visto sulla mappa nessun paesino che si chiama “Tànel”... Mentre partiamo col cinquantino ho un brivido, “tànel” non è altro che il terribile tunnel di cui sopra...

Durante la vacanza abbiamo alternato esperienze intensive nella natura selvaggia alla lettura rilassante di un Romanzo della scrittrice Lalla Romano, “Le lune di Hvar”. Questo libro è veramente poetico e pieno di passione per la vita. I posti che visitavamo erano posti di cui avevamo appena letto in quel volumetto. Ad esempio ci siamo recati nella cittadina più grande e modaiola, “Hvar”, come l’isola. Lì ci siamo meravigliati di passeggiare in una sorta di Venezia dalmata con tanto di leoni di San Marco. Siamo saliti fino in cima alla rocca, abbiamo goduto del panorama incendiato dal tramonto. Abbiamo dato un’occhiata ad una esposizione di reperti ittici in cui, in un cartello informativo, si divulga che il verso “E dolce naufragar in questo mare” proviene dal poema “Barbara” di tal I. Slamnig.

Nel libro ”Le Lune di Hvar” viene citato spesse volte un locale di nome “Levanda”. Lo raggiungiamo in motore l’ultimo giorno della vacanza. Da li il paesaggio e mozzafiato,c’è una tranquillità assoluta e poco più giù, nel paesino, ricavano olio dalla pianta della lavanda. Ci accomodiamo ad un tavolo del “Levanda” ed ordiniamo carne mista, agnello ai ferri, patatine e vino rosso a volontà. Tutto buonissimo. Chiedo al ragazzo che ci serve se conosce la scrittrice italiana Lalla Romano. Lui ci fa segno di attendere e va a chiamare qualcuno. Arriva una signora che secondo Giorgina è identica alla sua zia di Modena. E’ molto cordiale e chiacchiera amabilmente con noi in italiano. Dice che sì, lei la conosce Lalla Romano, è venuta tante volte a Levanda ed era tanto gentile. Le chiediamo perchè dice “era”. Ci risponde che ahimè la scrittrice è morta da alcuni anni. Siamo stupiti e un poco rattristati da questa notizia. La signora riprende a parlare e dice che un altro “Romano” è venuto a cena nel suo ristorante. Altro non è che l’attuale presidente del consiglio italiano Romano Prodi. Le chiedo se Mortadella mangia molto. La signora risponde di no, dice che è molto gentile così come la sua famiglia. A quel punto ci stiracchiamo sazi sugli scranni con un espressione paciosa e compiaciuta tipicamente Bolognese.

Abbiamo spremuto fino al midollo quest’isola per quanto riguarda ciò che poteva offrire, l’incontro con la pseudo-zia di Giorgina ha chiuso quel cerchio fatato che era stato aperto il primo giorno di vacanza. Non restava che tornare a casa.

 FINE.

 

NEXT TARGET: CROAZIA

Questa sera si parte per Hvar, isola lussureggiante situata nella Dalmazia centro meridionale. Ad allietare la mia permanenza sarà Giorgina, meglio conosciuta tra le mie innumerevoli amanti come "nonna Giorgina ". Si pensa che questo soprannome sia un omaggio all'omonimo personaggio presente nel film "La fabbrica di cioccolato " di Tim Burton. Altri ritengono che il soprannome derivi semplicemente dal fatto che Giorgina ed io stiamo assieme da tempo immemore...
Tuttavia il traghetto ci attende per portarci verso lidi dell'Adriatico sicuramente cristallini e noi, armati di fotocamera digitale, documenteremo la spedizione.
 
P.S. E' ufficiale! Martedì 18/07/06 verrà pubblicato ne "La Taverna Di Cecca " un reportage esclusivo che riguarda materiale scottante/perverso ritrovato in un appartamento di Via Petroni a Bologna, palese testimonianza dello stato di degrado in cui versa quest'area del capoluogo emiliano.
Rimanete connessi!