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日志


SGARBI COME CARAVAGGIO

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Sperimentare la vita in prima persona ti porta ad avere un'opinine più profonda del mondo di quella che avresti standotene a casa seduto davanti al computer.
 In passato sono stato al cospetto del Dottor Sgarbi in quel di Cesena. Un giorno l'Esimio si era intrufolato nell'antico palazzo di un mio caro amico. Per una fortuita coincidenza mi trovavo propio lì conversando in buona ed altolocata compagnia quando vedo sopraggiungere il famigerato critico d'arte. Cosa l'aveva spinto lì? Sicuramente, oltre al fato ed alle sue macchinazioni, si trattava anche della proverbiale curiositas di Vittorio. Stava alimentando il fuoco della passione per l'Arte. Quello stesso fuoco che lo spingeva a tirare giù dal letto i parroci per aprirgli le porte delle chiese nel cuore della notte lo aveva indotto a scomodare la famiglia di cui ero momentaneamente ospite. Saggia scelta. Si stava addentrando in uno dei più bei palazzi dell'antica città malatestiana di Cesena.
 
Così il mio primo contatto con lui fu senz'altro positivo. Ritengo che sia una persona oltremodo ammirabile. Apprezzo di lui svariate doti: il fatto di essere un uomo di cultura, una persona che non sta nel suo studiolo ad elaborare teorie sul mondo ma che il mondo lo calca...anche a rischio di sporcarsi le mani. Chi si impegna con passione per una delle poche cose per cui credo una vita sia meritevole di essere spesa, l'Arte, non può che avere la mia più sincera ammirazione. E' un uomo libero in tutte le accezioni possibili, comprese le più lubriche: mi affascinano i suoi vezzi, come il circondarsi di donne giovani e leggiadre.
 Oltre a ciò Vittorio è una persona bene informata che lotta con fermezza per sostenere le sue idee. Fa questo senza adottare posizioni stereotipate, non ha una ideologia di riferimento, un partito, un dio. Si batte con furore e violenza nel sostenere le sue posizioni. Quello squisito proposito di mettere in contraddizione gli altri lo porta, per esempio, ora ad attaccare certi atteggimenti degli omosessuali ora a difendere i loro diritti, per puro spirito di contraddizione dilettica. La verità non cade dall'alto ma la negoziano e la creano gli uomini sembra suggerirci sfuggendo da ogni dogmatismo.  Il volgo lo vuole additare come un balordo provocatore, vuole seppellire le sue invettive con delle risate. Questo è perfettamente prevedibile. La risata può essere una reazione psicologica di difesa. E' un modo facile per sminuire qualcosa che non rientra negli schemi comuni di pensare. Per questo la gente ride, perché Sgarbi se ne fotte di pensare secondo i comuni schemi di ragionamento.
 
Ieri, alla Notte Bianca Universitaria, Vittorio ha tenuto una conferenza sul Caravaggio. Per la seconda volta me lo trovavo davanti e finalmente ho esperito la sua devastante vis polemica. Un gruppo di ragazzi di Qui Bologna Libera ha trovato in Sgarbi la nuova vittima sacrificale, ieri erano presenti all'Aula Magna di Psicologia per tornare alla carica. Essi affermano che un personaggio dalla fedina penale sporca come lui non si possa candidare sindaco a Salemi. Il 27 maggio all'uscita da una conferenza sull'arte del Rinascimento tenutasi a Bologna hanno deciso di assaltarlo, di provocarlo, di metterlo alla gogna dell'opinione pubblica. Tutto questo rientra nel più ampio disegno dell'antipolitica dei nostri giorni. L'antipolitica come sappiamo ha i suoi profeti: Beppe Grillo e Marco Travaglio in primis. Il trascinante carisma di questi personaggi, populisti ed aguzzini dell'informazione, riesce ad obnubilare la mente del popolo. La parola dei profeti viene accolta, santificata ed assunta a legge. L'antipolitica è dilagante: coi suoi riti, la sua gestualità ed i suoi profeti ha ormai conquistato la mente della gente. L'importante è recitare i mantra provenienti dal sito di Beppe Grillo e dalla trasmissione Anno Zero, protendere in alto le mani con le dita a forma di V e urlare con forza: CONDANNATO, CONDANNATO, CONDANNATO! E' la nuova caccia alle streghe in cui i mediocri si lasciano guidare dagli aguzzini contro i corrotti. E' un business che paga arricchendo a dismisura i suoi protagonisti.
 
Insomma ieri più che di una conferenza sono stato partecipe di un'opera d'arte. Vittorio contrastando a colpi di insulti e con le feroci urla che ben conosciamo questi sedicenti grillini, è riuscito infine a parlare del benemerito pittore cinquecentesco. Questo incidente ben si prestava infatti a introdurre uno dei più importanti e controversi artisti di sempre e cioè Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. Caravaggio ha rivoluzionato la pittura della sua epoca adottando uno stile che colpisce per il suo pungente realismo. Anche i soggetti sacri sono calati nel mondo terreno, imperfetto e corrotto. I soggetti vengono colti nelle loro smorfie e nella loro sporcizia, la loro umanità si offre ai nostri occhi grazie ad impietose lame di luce che fanno emergere la plasticità della carne dalle tenebre. Caravaggio è il pittore del male. Non solo l'occuparsi d'Arte lega il critico Sgarbi a Caravaggio, ma anche il fatto di incarnare il male. Entrambe queste persone hanno compiuto dei crimini, sono state CONDANNATE, sono state messe alla gogna dai sedicenti sbandieratori della morale. Di quale pittore poteva meglio parlare il condannato Sgarbi che del condannato Michelangelo?
La verità è che il Tempo passa e spazza via i nostri ridicoli affanni umani. Il Tempo seppellisce i mediocri, gli aguzzini e i corrotti; nonostante ciò questi ultimi talvolta si rivelano essere dei geni. La vita non perdona i geni. La Storia però li conserva nella sua memoria e spesso li assolve.

Poesie ossieno Versi esistenti nel Casotto del Roccolo

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1.Chi del Roccolo vuol goder la Caccia
   Viene pregato, che cortese taccia.
 
2.Non calcitrate al priego qualche Mulo,
   Se non volete far prendervi in culo.
 
3. Tacete o Donne, se tacer potete,
   Se prender gli Augelletti Voi vorrete,
   Col vostro cicalar con quelli, a quelli,
   Farete innalzar non abbassar gli Uccelli.
 
4.E'più facil, di quel che Donna taccia
   Il far senza Zimbello buona caccia.
 
5.Se l'innalzar restiam per cosa certa
   Con un palmo di Naso, e a bocca aperta.
 
6.Da piùgusto un Augel, che vèntri dentro,
   Che mille, che svolazzin presso al centro.
 
7.Se un Augello non basta alle signore,
   qui sen prendono molti a tutte le ore:
   Dunque qua venghin la più belle spose,
   se di pigliar non saran ritrose.
 
8.Un augelletto in mano, o meglio in Gabbia
   E' quel che più gran piacer, che Donna si abbia.
 
9.Il mezzo di uccellar non è alla moda,
   Ma pure l'arte sua ciascuno loda.

THINK WITH THE SENSES, FEEL WITH THE MIND

Lo scorso 3 ottobre ho avuto il piacere di comprendere cos'è la Biennale di Venezia. Una giornata di dolce tepore autunnale e la splendida laguna sono stati il contesto di una esplorazione intellettuale e giocosa che avrebbe richiesto due giorni buoni per essere apprezzata appieno ma che abbiamo affrontato in un unico dì. L'estensione della mostra è veramente notevole divisa infatti tra l'arsenale ed i padiglioni che costellano i giardini. Mai avrei immaginato un tale dispiegamento di menti creative, anche avendo visto di recente la nuovissima esposizione "Vertigo" all'interno del museo di arti contemporanee MAMbo, quello di Venezia è un accadimento talmente ricco e vario da prostrare anche le menti più fresche. Per farsene un'idea basta indicare il numero record dei Paesi partecipanti di quest'anno: ben 76! I linguaggi e le tecniche utilizzate dai divesi artisti sono innumerevoli anche se era riscontrabile un massiccio utilizzo di tecnologie visive o comunque legate ai nuovi media. Spesso la presenza del visitatore era necessaria ed inscritta nell'istallazione stessa con una spiccata componente d'interazione. Qualcosa si poteva pure mangiare! Il filo rosso che lega la maggior parte delle installazioni però, può esser concepito come il difficile passaggio da realtà passate e problematiche ad un futuro tecnologico ed instabile, in una parola si tratta della Globalizzazzione. Come la mia compagna di studi Serena giustamente sottolinea, non ci sono più limiti di decenza o buon gusto in tale esposizione, e questo è bene perché molte opere possiedono un livello di denuncia politica notevole e scoinvolgente. Difficile è non rimaner turbati davanti ad un bambino che palleggia con un teschio umano sullo sfondo di un Libano raso al suolo dalla guerra mentre si possono sentire suoni di lagnosi gemiti. Da notare lo spazio della Serbia che espone per la prima volta alla Biennale offrendo testimonianze dolorose della sua transizione dal comunismo a paese indipendente. Ed ancora il padiglione forse meglio sfruttato, quello della Polonia: per accedervi bisogna chinarsi ed entrare in uno scheletro di abitazione contorto e surreale testimonianza delle assurdità di una convulsa modernizzazzione post bellica.

DUCHAMP, MORIRE SORRIDENDO

Voglio chiudere questa mesta serie d'interventi che hanno la morte come fulcro principale con colui che ha saputo far trionfare l'umorismo su nostra sorella morte corporale. Parlo di Marcel Duchamp.
Marchel Duchamp è uno degli artisti del secolo scorso che più apprezzo. La sua produzione ha spaziato dalle vignette satiriche sui giornali ai dipinti cubisti, dai ready-made ai collage e più in generale, alle opere DADA. Quello che mi preme sottolineare però è la sua totale dedizione all'arte e l'ronia di cui è intrisa la sua Opera e la sua vita. Cito infine due episodi sintomatici del suo carisma.
1) Duchamp amava giocare a scacchi, entrò anche nella nazionale francese di questa disciplina. Li amava a tal punto che il giorno in cui si sposò passò la notte a spostare pedine sulla scacchiera. La moglie, prima di chiedere il divorzio, pensò bene di incollargli gli scacchi per non farlo giocare.
2) Il primo ottobre 1968 Duchamp trascorse una piacevole serata con alcuni ospiti. Una volta che questi se ne furono andati l'artista si mise a leggere un libro che lo fece ridere allegramente. Morì il giorno seguente all' età di ottantuno anni.
Sulla lapide vennero scritte le parole che lui stesso aveva chiesto: "D'altronde sono sempre gli altri che muoiono".