Cecca's profileLA TAVERNA DI CECCAPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
FIDEL CRITICA YOANI SANCHEZYoani Sanchez, autrice del consultatissimo blog Generaciòn Y, in occasione dell'ultima apparizione televisiva dell'ex leader maximo Fidel Castro ha ricevuto forti attacchi per il suo atteggiamento apertamente scettico nei confronti della dittatura cubana. Questa settimana verrà pubblicato a Cuba un libro di Fidel Castro intitolato "Fidel, Bolivia y algo màs". Nella prefazione a questo volume c'è un chiaro riferimento alla Sanchez che viene tacciata di neocolonialismo e manovre sotterranee. Il blog della giovane laureata in filologia in breve tempo è diventato uno dei più visitati di Cuba grazie allo stile franco di aperta critica nei confronti del sistema dell'isola caraibica. Giustamente le è stato conferito il premio Ortega y Gasset per il giornalismo digitale ed è stata addirittura inclusa dal quotidiano "Time" nella lista delle 100 persone più influenti al mondo. E' un fatto veramente notevole che una donna cubana, con le proprie risorse e tanta voglia di esprimere liberamente il suo pensiero, sia riuscita a far parlare di sé in tutto il mondo. Di fatti da raccontare sopra Cuba ce ne sono veramente un'infinità, Yoani però ha scelto di esporre in maniera garbata ma decisa la propria disillusione nei confronti della politica dittatoriale della famiglia Castro. Quello che ammiro senza riserve della giovane blogger è principalmente lo stile adottato nel suo sito internet. La Sanchez adotta una forma narrativa in nulla assimilabile alle ingiurie che rivolgono i dissidenti cubani di Miami verso la dittatura castrista. Nelle sue parole oltre che un desiderio disperato di libertà e di messa in discussione delle imposizioni comuniste c'è anche molto rispetto. Uno stile squisitamente femminile, moderato seppur sempre pronto presentare in modo incisivo il proprio malcontento. Non scende a patti con la volgarità, non troviamo l'atteggiamento altezzoso di chi si ritiene sempre dalla parte della ragione. Compie una vera lezione di stile. A Cuba pochissime persone possono permettersi di creare e mantenere un blog. La Rete è severamente controllata dal regime ed è ancora poco sviluppata con la scusa ufficiale dei costi onerosi della installazione dei collegamenti informatici. Nei nostri blog italiani siamo liberi di scrivere tutto ciò che frulla nella nostra testa. Spesso però ci dimentichiamo di essere onesti fino in fondo. Per essere più esplicito mi preoccupa il dilagare dei cosidetti "siti di disinformazione". In questi popolarissimi blog spesso si ha la presunzione di lottare per la libertà dell'informazione e altre nobili battaglie utilizzando ahimè un linguaggio volgare e un qualunquismo presuntuoso e denigratorio. In Generaciòn Y non troverete nulla di tutto questo. Ci tengo molto a fare pubblicità a questo blog perché fa riflettere in maniera intelligente e mai volgare. In esso troverete tante tematiche attuali presentate a testa alta ma senza mai cadere nel corporativismo e nel populismo.
Può essere molto interessante prendere in esame gli interventi della giovane blogger dell'Havana. Consideriamone uno ad esempio: "Por la primera persona del singular". L'intento che sembra trapelare in questo breve brano è quello di evidenziare come la propaganda pervasiva del regime faccia da portavoce del pensiero dei singoli cittadini. La dittatura del popolo comporta che vengano difesi con una sola voce i diritti di tutti i cittadini. Noi popolo cubano. Un noi che mi è sempre stato francamente antipatico. Ciò che apprezzo veramente di Yoani Sanchez è una caratteristica: l'individualismo. Il non farsi scudo con la parola noi, con il pensiero del gruppo. Ed è proprio in virtù di questa caratteristica a cui io stesso anelo che mi permetto anche di criticare le cronache caraibiche della Sanchez. La sua è una prospettiva sul mondo. Una visione personale condizionata dalla propria esperienza di vita. Generaciòn Y non è una fedele fotografia di Cuba quanto piuttosto un dipinto di elementi che molto spesso rimangono in ombra. Cuba però non è solo repressione, pensiero unico, povertà generalizzata. Cuba ha anche moltissimi aspetti positivi che non vengono affatto menzionati in Generaciòn Y. Qualche esempio tra i più noti: la possibilità per ogni famiglia di far studiare gratuitamente i propri figli, di poter contare su un formidabile sistema di assistenza sanitaria, di poter partecipare a eventi culturali in maniera altrettanto gratuita. La rivoluzione cubana impostasi col sangue fatto sgorgare a colpi di macete ha però portato conquiste sociali invidiabili che devono essere migliorate ma anche rispettate. Per giunta il trend recente legato dall'ascesa al potere di Raul Castro sta portando i cubani ad intravedere la possibilità di un futuro di modernizzazione e di liberalizzazione graduale e non traumatico. E'stata recentemente tolta la pena di morte; sull'unico quotidiano nazionale il Granma inizia ad essere dato spazio alle critiche al governo... Insomma la prospettiva della Sanchez è legittima, meritevole, ma bisognosa di essere integata con altri riferimenti al fine di fornire una visione più globale della situazione cubana. Fidel in fondo rimane coerente nella strenua difesa della sua isola da protettorati e assoggettamenti neocolonialisti. E' giusto che anche lui faccia le sue critiche se hanno il fine di salvaguardare la dignità del popolo cubano. Però deve anche ricordarsi di non soffocare la libertà di espressione, cosa che attualmente fatica a manifestarsi.
Lode a chi critica in maniera onesta e costruttiva. Disprezzo chi invece vuol far trionfare la libertà con ogni mezzo possibile. C'è chi alla cooperazione oppone l'embargo, ci sono coloro che con il nobile fine di far crollare la dittatura organizzano attentati terroristici con la complicità degli esuli cubani e della mafia. Non è onesto scagliarsi contro il comunismo quando si hanno le mani e la bocca invischiate nella dialettica dell'imperialismo. L'UOMO NEROBarack Hussein Obama. Il solo nome solleva dubbi riguardo la sua affidabilità. Un novellino della politica che programma già di andare a far visita ai dittatori dell'Iran e di Cuba mentre non si è mai degnato di recarsi in Iraq per parlare coi soldati americani. Rispetto al veterano del Vietnam McCain questo politico afroamericano appare come un leader senza esperienza. Egli cavalca le aspettative dei sinistrati pacifisti agendo da presidente come quel cacciatore che ha venduto la pelle dell'orso prima di iniziare la battuta. E' difficile che, anche se venisse eletto presidente, possa rappresentare gli interessi di tutti i cittadini Statunitensi. La sfida tra McCain e Obama sarà senz'altro più difficile per il party democratico di quella che sarebbe potuta essere tra la Clinton e McCain. E questo, senza fare troppi giri di parole, è anche imputabile alla implicita negritudine di Barack Hussein.
In sostanza quanto ho scritto sopra riassume la posizione dei giornalisti di Libero, uno dei miei giornali preferiti. Leggo spesso questo quotidiano di cui apprezzo molto lo stile tagliente e senza peli sulla lingua. Nel caso in questione però non condivido nulla dell'opera di svilimento ai danni di Obama perpetrata dal giornale di Feltri.
Mi riconosco molto di più nelle analisi fatte da un altro dei giornali che leggo con grande attenzione, il quotidiano comunista il Manifesto. Lo stesso titolo di questo intervento "L'UOMO NERO" l'ho bellamente copiato dall'articolo di apertura dell'edizione del cinque giugno del quotidiano comunista. In quelle pagine veniva espresso vividamente il desiderio di una svolta nella politica degli Usa. Per questo la scelta di Obama come presidente dovrebbe finalmente porre la parola fine a tutto ciò che di nefasto hanno portato otto anni di presidenza Bush. Non mancano però delle disilluse critiche al candidato afroamericano. Nello specifico Obama sembra aver sorpassato a destra la Clinton ed il rivale McCain nell'appoggio fermo ed incondizionato ad Israele, anche a costo di intervenire militarmente contro i deliri antisionistici dell'Iran.
Proprio oggi George W. Bush si trova in visita ufficiale a Roma dove parlerà tra l'altro dei difficili rapporti con Teheran. Non è difficile intuire come dietro alla minaccia di sanzioni si celi anche la volontà di intraprendere operazioni militari punitive contro l'Iran degli ayatollah e di Ahmadinejad. Questa possibilità non è tenuta nascosta, anzi i giornalisti di tutto il mondo sono stati ampiamente informati. Lo stesso Obama non esclude una guerra contro l'Iran e c'è da sperare che Libero non abbia ragione quando addita Obama come inesperto. Se il candidato democratico cedesse alle pressioni dei falchi interventisti e della lobby ebraica inizierebbe una nuova, inutile e sanguinosa guerra contro uno paese come l'Iran grande cinque volte l'Italia. La diplomazia e la distensione delle tensioni gioverebbe senz'altro alla situazione mediorientale. La popolazione Iraniana, composta prevalentemente da giovani, non è in sintonia con la classe dirigente oscurantista ed intollerante. Con una normalizzazione delle relazioni ed il passare del tempo le forze più progressiste dell'Iran sono destinate a prevalere sui toni apocalittici del clero sciita. Un'altra guerra porterebbe solo nuovo odio e contribuirebbe a soffiare sul fuoco dell'antiamericanismo dal quale anche io sono bruciato.
Tornando alla comparazione tra le posizioni dei due quotidiani sopra citati vorrei continuare con le parole di Marco d'Eramo nell'editoriale del 5 giugno "(...) la sconfitta di Obama significherebbe che la democrazia parlamentare occidentale non è in grado di sanzionare nemmeno un'amministrazione, quella di George W.Bush, che in otto anni ha commesso innominabili abomini: un milione di iracheni e 4.500 soldati Usa morti per nulla, le garanzie costituzionali gettate nelle discariche, l'habeas corpus abrogato, la tortura legittimata, l'ambiente devastato, la gestione cinica dell'economia, (...) tutti fenomeni riconducibili alle politiche dell'ineffabile coppia Bush-Cheney."
D'altra parte se oggi sfogliaste Libero a pagina 12, vedreste come il giornalista Franceso Ruggeri mette in ludibrio i contestatori di Bush a Roma. In questo articolo le responsabilità statunitensi nella guerra contro l'Iraq vengono sminuite facendosi scudo con le ridicole affermazioni di Ocampo. Viene infatti negato che siano stati compiuti crimini contro l'umanità, si minimizza il fatto che siano stati uccisi civili, che siano stati danneggiati siti culturali...continuando con disgusto leggo: "Il 66% delle munizioni era a guida di precisione. Cluster bombs: non sono incluse nella lista di armi proibite".
I giornali sono abituato a leggerli, ma certe pagine di Libero le adibirei a ben altro utilizzo.
Sono stanco di assistere a guerre inutili come a quella preventiva contro l'Iraq oppure quella del Libano del 2006 (una reazione spropositata che va ben al di là delle ragioni di legittima difesa dello Stato Israeliano). Non posso tollerare chi minimizza gli squilibri e la morte con cui le politiche made in Usa hanno afflitto il Globo.
Guardate i corpi dilaniati dal fosforo bianco, osservate i bambini mutilati dalle bombe a grappolo, non voltate la faccia dall'altra parte quando vi mostrano le efferate torture somministrate nelle carceri di Abu Ghraib e Guantanamo. Questo è il prezzo della guerra globale al terrorismo.
E poi continuiamo ad avere paura dell' UOMO NERO... SGARBI COME CARAVAGGIOSperimentare la vita in prima persona ti porta ad avere un'opinine più profonda del mondo di quella che avresti standotene a casa seduto davanti al computer.
In passato sono stato al cospetto del Dottor Sgarbi in quel di Cesena. Un giorno l'Esimio si era intrufolato nell'antico palazzo di un mio caro amico. Per una fortuita coincidenza mi trovavo propio lì conversando in buona ed altolocata compagnia quando vedo sopraggiungere il famigerato critico d'arte. Cosa l'aveva spinto lì? Sicuramente, oltre al fato ed alle sue macchinazioni, si trattava anche della proverbiale curiositas di Vittorio. Stava alimentando il fuoco della passione per l'Arte. Quello stesso fuoco che lo spingeva a tirare giù dal letto i parroci per aprirgli le porte delle chiese nel cuore della notte lo aveva indotto a scomodare la famiglia di cui ero momentaneamente ospite. Saggia scelta. Si stava addentrando in uno dei più bei palazzi dell'antica città malatestiana di Cesena.
Così il mio primo contatto con lui fu senz'altro positivo. Ritengo che sia una persona oltremodo ammirabile. Apprezzo di lui svariate doti: il fatto di essere un uomo di cultura, una persona che non sta nel suo studiolo ad elaborare teorie sul mondo ma che il mondo lo calca...anche a rischio di sporcarsi le mani. Chi si impegna con passione per una delle poche cose per cui credo una vita sia meritevole di essere spesa, l'Arte, non può che avere la mia più sincera ammirazione. E' un uomo libero in tutte le accezioni possibili, comprese le più lubriche: mi affascinano i suoi vezzi, come il circondarsi di donne giovani e leggiadre.
Oltre a ciò Vittorio è una persona bene informata che lotta con fermezza per sostenere le sue idee. Fa questo senza adottare posizioni stereotipate, non ha una ideologia di riferimento, un partito, un dio. Si batte con furore e violenza nel sostenere le sue posizioni. Quello squisito proposito di mettere in contraddizione gli altri lo porta, per esempio, ora ad attaccare certi atteggimenti degli omosessuali ora a difendere i loro diritti, per puro spirito di contraddizione dilettica. La verità non cade dall'alto ma la negoziano e la creano gli uomini sembra suggerirci sfuggendo da ogni dogmatismo. Il volgo lo vuole additare come un balordo provocatore, vuole seppellire le sue invettive con delle risate. Questo è perfettamente prevedibile. La risata può essere una reazione psicologica di difesa. E' un modo facile per sminuire qualcosa che non rientra negli schemi comuni di pensare. Per questo la gente ride, perché Sgarbi se ne fotte di pensare secondo i comuni schemi di ragionamento.
Ieri, alla Notte Bianca Universitaria, Vittorio ha tenuto una conferenza sul Caravaggio. Per la seconda volta me lo trovavo davanti e finalmente ho esperito la sua devastante vis polemica. Un gruppo di ragazzi di Qui Bologna Libera ha trovato in Sgarbi la nuova vittima sacrificale, ieri erano presenti all'Aula Magna di Psicologia per tornare alla carica. Essi affermano che un personaggio dalla fedina penale sporca come lui non si possa candidare sindaco a Salemi. Il 27 maggio all'uscita da una conferenza sull'arte del Rinascimento tenutasi a Bologna hanno deciso di assaltarlo, di provocarlo, di metterlo alla gogna dell'opinione pubblica. Tutto questo rientra nel più ampio disegno dell'antipolitica dei nostri giorni. L'antipolitica come sappiamo ha i suoi profeti: Beppe Grillo e Marco Travaglio in primis. Il trascinante carisma di questi personaggi, populisti ed aguzzini dell'informazione, riesce ad obnubilare la mente del popolo. La parola dei profeti viene accolta, santificata ed assunta a legge. L'antipolitica è dilagante: coi suoi riti, la sua gestualità ed i suoi profeti ha ormai conquistato la mente della gente. L'importante è recitare i mantra provenienti dal sito di Beppe Grillo e dalla trasmissione Anno Zero, protendere in alto le mani con le dita a forma di V e urlare con forza: CONDANNATO, CONDANNATO, CONDANNATO! E' la nuova caccia alle streghe in cui i mediocri si lasciano guidare dagli aguzzini contro i corrotti. E' un business che paga arricchendo a dismisura i suoi protagonisti.
Insomma ieri più che di una conferenza sono stato partecipe di un'opera d'arte. Vittorio contrastando a colpi di insulti e con le feroci urla che ben conosciamo questi sedicenti grillini, è riuscito infine a parlare del benemerito pittore cinquecentesco. Questo incidente ben si prestava infatti a introdurre uno dei più importanti e controversi artisti di sempre e cioè Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. Caravaggio ha rivoluzionato la pittura della sua epoca adottando uno stile che colpisce per il suo pungente realismo. Anche i soggetti sacri sono calati nel mondo terreno, imperfetto e corrotto. I soggetti vengono colti nelle loro smorfie e nella loro sporcizia, la loro umanità si offre ai nostri occhi grazie ad impietose lame di luce che fanno emergere la plasticità della carne dalle tenebre. Caravaggio è il pittore del male. Non solo l'occuparsi d'Arte lega il critico Sgarbi a Caravaggio, ma anche il fatto di incarnare il male. Entrambe queste persone hanno compiuto dei crimini, sono state CONDANNATE, sono state messe alla gogna dai sedicenti sbandieratori della morale. Di quale pittore poteva meglio parlare il condannato Sgarbi che del condannato Michelangelo?
La verità è che il Tempo passa e spazza via i nostri ridicoli affanni umani. Il Tempo seppellisce i mediocri, gli aguzzini e i corrotti; nonostante ciò questi ultimi talvolta si rivelano essere dei geni. La vita non perdona i geni. La Storia però li conserva nella sua memoria e spesso li assolve. |
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