Cecca's profileLA TAVERNA DI CECCAPhotosBlogListsMore Tools Help

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    D'ALESSIO E L'ORGOGLIO LATINO

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    Il festival di Cannes conferendo il gran premio della giuria al film Gomorra ha rimesso sotto i riflettori la straordinaria capacità degli Italiani di produrre arte. In questo caso è un'arte impegnata ed impietosa verso se stessa. Il paese della pizza, dei mandolini e della mafia grida la sua voglia di protagonismo. Lo fa in maniera violenta, rabbiosa ma tremendamente autentica. Così come autentica e partenopea è la musica preferita dai camorristi, quella del cantautore Gigi D'Alessio.
    Vorrei dedicarvi una canzone che riesca a coniugare i languidi struggimenti delle notti cubane con il fascino partenopeo di d'Alessio.
    In fondo la millenaria tradizione latina è partita dall'Italia per poi colonizzare mezzo mondo, Cuba inclusa. Ora non ci resta che valorizzare e difendere con fierezza la nostra anima mediterranea con le sue misere e i suoi splendori.
    Difendiamo l'orgoglio latino.
     
    Godiamoci una canzone dell'inimitabile Gigi:

    GOMORRA

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    Esiste una Campania ricca di storia e di cultura, una terra con gente ospitale e calorosa. E'difficile trovare nella nostra penisola una città più affascinante di Napoli, da poche altre parti si vedono siti archeologici e d'arte tanto belli, un mare così romantico e una spensieratezza di vivere tanto genuina.

    Roberto Saviano nel suo romanzo Gomorra, ormai famoso in tutto il mondo, ci parla di tutt'altra realtà. Non inventa nulla ma ci mostra solamente l'altra faccia della medaglia. Saviano è uno con le palle; nella nostra italietta fatta di tante scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano, ha il coraggio di descrivere quello che accade attorno a lui. Ci parla del mondo della camorra.

    Il regista Matteo Garrone ha convertito l'opera dello scrittore campano in film. Guardarlo è molto piacevole, piacevole quasi quanto scoprire di avere un tumore a causa dei rifiuti tossici della discarica sotto casa. La drammaticità di questo film si dispiega lungo tutta la sua durata. Ci viene spiattellato in faccia questa maledetta altra faccia della medaglia fatta di terroni che parlano a malapena italiano (per questo si fa sovente ricorso ai sottotitoli), lotte tra cosche rivali che ricorrono alla violenza e all'intimidazione per ogni scopo...ma anche un mondo di corruzione delle classi politiche ed imprenditoriali che va ben oltre alla microcriminalità che tanto spaventa i benpensanti.

    Se avete un po' orgoglio nazionalistico non andate a vedere questo film. Vi sembrerebbe di essere davanti a scempi concepibili solo in Americalatina. Riguardatevi Sarface piuttosto. Del resto non esistono italiani criminali, lo sono piuttosto gli sporchi cubani che emigrano a Miami per delinquere; o no?
     

    ITALIA NUCLEARE ENTRO IL 2013

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    Pochi mesi fa sarebbe stato inconcepibile. Invece sembra che l'Italia entro cinque anni si doterà di reattori nucleari di ultima generazione. Questa scelta coraggiosa permetterà di rilanciare il nostro paese nell'economia mondiale. Attualmente siamo tra i primi nel mondo ad importare energia, in particolare la compriamo dalla Francia (prodotta guardacaso con reattori nucleari). Inoltre saremo meno dipendenti da fonti energetiche tradizionali ed inquinanti quali il petrolio ed il gas.
    Nonostante ciò continuo ad avere le mie perplessità. Se ci fosse un nuovo referendum sull'adozione del nucleare direi di no.
    Penso che seguire ora la via del nucleare sia un modo pericoloso per scimmiottare paesi che come la Francia possiedono serietà, conoscenze tecnico scientifiche e tecnologia superiori alle nostre. Spero di sbagliarmi e di sottovaltare la nostra situazione.
    Mi auguro quindi che il governo ignori queste voci pseudo-ambientaliste fuori dal coro e ci avvii alle magnifiche sorti e progressive dell'era nucleare!
    ...nella speranza di non chiudere la mia esistenza così come è iniziata...ossia con una devastante esplosione di un reattore (Cernobil 1986 Ndr).

    REFLEXIONES Y PENSAMIENTOS SOBRE LA ISLA DE CUBA

    Da tanto tempo desideravo ardentemente visitare l’America Latina, in particolare da circa un anno subivo il fascino dell’area caraibica cullandomi nel sogno di immergermi nei suoi mari, nella sua musica e nella sua cultura. Così grazie all’hobby un poco altisonante di Pier mi sono senza indugio convertito in accompagnatore golfistico intraprendendo una ricognizione purtroppo assai breve ma intensa dell’isola di Cuba.

     

    Così si parte: sveglia alle sette del mattino in Italia e, dopo una serie di spostamenti intercontinentali  durati una ventina d’ore, mi ritrovo nell’aeroporto dell’Havana,con sei ore di differenza di fuso orario, in coda davanti alle austere cabine in cui alcuni funzionari controllano i documenti mentre una telecamera filma il volto di ogni nuovo arrivato. In quel momento comprendo uno dei motivi per cui quello che stavo per visitare era il paese più sicuro dell’America Latina: un controllo pressoché totale di ciò che accade nell’isola e una massiccia presenza delle forze di polizia.

     

    Le impressioni provate nel primo giorno d’arrivo ed il seguente sono state così intense e rivelatrici da condizionare il mio sguardo nelle giornate seguenti.

    Il tragitto di un paio d’ore dall’aeroporto della capitale alla località turistica di Varadero le ho trascorse osservando dal finestrino dell’autobus in un torpore onirico mentre la luce del sole scompariva finalmente rendendo tutto più misterioso. L’autopista che taglia orizzontalmente l’isola con un manto stradale rovinato, la mancanza di segnali, auto d’epoca americane che resistono stoicamente alle ingiurie del tempo, un’umanità d’impensata varietà indaffarata a mettersi in fila per avere un passaggio disciplinata dai simpatici amarillos…e ancora imponenti cartelloni di propaganda rivoluzionaria con messaggi tanto ideologici quanto poetici, tutto questo mi ha riempito di timore e meraviglia. Nonostante mi fossi documentato a dovere prima della partenza mai avrei immaginato di vedere ciò che ho visto, un mondo completamente diverso da tutto ciò che avevo esperito nella mia vita.

     

     Giunti all’hotel Melia Las Americas veniamo rassicurati dal lusso a cinque stelle di questa struttura riservata a maggiorenni in cui avremmo soggiornato. Nella serata inaugurale di benvenuto conosciamo i vari referenti organizzativi del nostro viaggio: il responsabile della compagnia aerea, quello dell’Hotel e anche del vicinissimo Golf. Tutti quanti si rivelano di un’umanità straordinaria, l’unica cosa che devo rimproverare a Righo è di non avermi trovato un volo per partire più tardi per l’Italia! A parte questo mi sono divertito molto in loro compagnia. Sempre durante la prima serata faccio conoscenza con una ragazza dello staff molto simpatica che viene dalla vicina cittadina di Cardenas. L’atmosfera è distesa e gioiosa ma quando la ragazza quiere bailàr maledico le mie assenze alla scuola di salsa a Bologna nonostante gli inviti della bravissima Sere...

     

    Come avrete compreso quello che mi ha colpito e di cui faccio ancora fatica a capacitarmi sono due caratteristiche apparentemente opposte attorno a cui ruota la vita di Cuba: povertà e ricchezza.

    Non tutto è bianco o nero, i quartieri degradati dell’Havana e i lussuosi resort di Varadero sembrano essere agli antipodi e probabilmente così è, ma c’è sempre un’altra faccia della medaglia.

    Per essere chiari sono due i modelli di base. Uno è quello della Rivoluzione Cubana che ormai da mezzo secolo disciplina la vita del popolo attraverso una dittatura che non concede al popolo nessun lusso o libertà di iniziativa privata ma che ha pure eliminato la mafia, le disuguaglianze sociali e garantito a tutti l’indispensabile per vivere con dignità e ricevere una solida istruzione.

    L’altro modello è quello che imperava prima dell’avvento dei barbudos rivoluzionari, ossia quello di Batista. Lusso, corruzione, coinvolgimento statunitense, benessere, connivenza con la mafia.

    Ridotto ai minimi termini un modello comunista contrapposto ad un modello capitalista.

     

    Nonostante la propaganda pervasiva che salvaguarda gli ideali della rivoluzione del ‘59 la gente è stanca di questa esasperata austerità diventata insopportabile durante il periodo especial seguito al collasso dell’Unione Sovietica. Ora grazie alle timide liberalizzazioni avviate dall’hermano pequeno del leader maximo, Raul Castro, il popolo sta ricominciando intravedere condizioni di vita migliori. Del resto il modello di benessere che hanno davanti è offerto dal turismo, in gran parte canadese, spagnolo, italiano e degli altri paesi europei ed americani ad eccezione degli USA i cui cittadini non possono mettere piede nell’isola. Le lusinghe dell’opulenta e decadente civiltà occidentale sono ben presenti, mi è capitato di entrare in una delle discoteche di Varadero, popolata da molti stranieri ma anche da un numero sorprendentemente alto di Cubani. Le mie suggestioni mi hanno fatto credere di avere un assaggio di quella che poteva essere l’atmosfera viziosa dell’isola all’epoca di Batista quando Cuba era il casino degli States. Del resto quella notte imperava musica yanqui e le cubane sembravano aver ben appreso i costumi dei facoltosi turisti occidentali.

    Il turismo rappresenta una sostanziosa ed indispensabile fonte di guadagno per il governo della famiglia Castro ma anche una fonte di disuguaglianze all’interno di una società forzosamente senza differenze sociali come quella cubana. Così molti illustri laureati scelgono di abbandonare  le loro stimate professioni che fruttano loro, quando va bene, una ventina di euro al mese per entrare nell’industria del turismo e racimolare così qualcosa di più dei loro poverissimi salari.

     

    Chi non ha la fortuna di entrare nel mondo dorato del turismo non può far altro che ingegnarsi per racimolare qualche pesos in più. Questo stile di vita è tipico dei jineteros, trafficoni capaci di inventarsi qualsiasi cosa per ottenere una  propina (mancia). Il fatto di arrangiarsi a Cuba è veramente elevato ad arte. Per esempio dopo un bel giro dell’Havana vieja ho deciso di sedermi su di una panchina vista mare, accanto a me era già seduto un signore dall’aria vagamente sospetta con in mano un libro consunto. In pochi secondi ho capito che era uno di quei trafficoni di cui sopra e mi ha subito mostrato la merce di scambio che nascondeva nel pretestuoso libro: delle banconote e monetine da cinque pesos che raffigurano Che Guevara. Ho scambiato volentieri uno dei miei preziosi pesos convertibili (la moneta riservata ai turisti) con la sua consunta banconota rimanendo a parlare del più e del meno, di come le paghe di Fidel fossero basse e che quindi anche chi come quel tizio possedeva un titolo universitario fosse indotto a darsi da fare per sbarcare il lunario in una lotta quotidiana che qui si chiama, come mi ha infatti riferito, Lucha. Un altro simpatico figuro lo incontriamo a Matanzas, si chiama Aramìs e sembra un misto tra lo scemo del villaggio ed un colto geografo. Appena gli diciamo di essere italiani lui ci sciorina una serie di dati sul nostro paese peninsulare ed insulare rinfrescandoci la memoria sulla sua lunghezza, numero di regioni, presidente della Repubblica e capo del governo. Piacevolmente impressionati lasciamo che Aramìs ci faccia da guida per le strade degradate di Matanzas e dopo le sue dettagliate spiegazioni non possiamo fare a meno di allungargli qualche meritato pesos convertible. Questa è la Lucha.

    Sottolineo che questo fenomeno è più assimilabile all’arte che al crimine perché è sempre intrapreso con dignità e rispetto, i crimini comunemente intesi sono pressoché assenti a Cuba. Ciò avviene sia per gli intransigenti controlli che ci sono ma anche per via di un solido ed ammirabile sentimento di solidarietà e aiuto reciproco che lega le persone.

     

    La ricchezza dell’isola è la sua selvaggia natura tropicale, ben tutelata e poco soggetta alla pressione antropica. Stupisce anche la mescolanza di “razze”presenti. Non esiste un tipo di cubano definito perché Cuba ha accolto popoli di ogni colore e il melange risultante affascina proprio per questa sua eterogeneità. Quello che invece invidio senz’ombra di dubbio del socialismo in salsa cubana è la televisione. Quella italiana non riesco a guardala mentre quella cubana non è piegata agli interessi del mercato e quindi non ci sono interruzioni pubblicitarie ma soprattutto è culturale, per così dire. A essere proiettati ininterrottamente sono infatti documentari, interviste, corsi universitari, tavole rotonde, ma anche concerti, arte, film… Ogni settore dello scibile umano viene presentato gratuitamente agli spettatori col nobile fine di divulgare conoscenza e culture. Guardare la televisione cubana è stata una vera rivelazione e provo vergogna per un paese come il nostro in cui anche la tv pubblica offre un pessimo servizio ai cittadini. Siamo il paese col patrimonio culturale più grande ma lo valorizziamo in minima parte.

     Cuba è una piccola isola ma ha raggiunto dei risultati ammirevoli nell’istruzione, nella medicina e negli interventi di solidarietà. Gli USA fanno di tutto per mettere i bastoni tra le ruote al regime di Castro applicando da decine d’anni un embargo criminale che rende ancora più difficile la vita di popolazioni già gravate dalle restrizioni del comunismo. Se però gli Stati Uniti facessero un esame di coscienza vedrebbero che per ogni dollaro che spendono per l’istruzione hanno il risultato peggiore del mondo, hanno un sistema sanitario che non copre un bel niente e sono stati ben disorganizzati a fronteggiare la disgrazia dell’uragano Katrina. Insomma esistono tanti aspetti positivi dell’attuale sistema Cubano che dovremmo rispettare prima di criticare.

    Che dire poi delle antiche città storiche. Veramente affascinanti. Costituiscono testimonianze del passato coloniale e sono state recentemente dichiarate dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Prima l’Habana vieja ma ora molti altri siti come la stupenda Trinidad e la deliziosa Cienfuegos, che ho potuto esplorare, ora ricevono finanziamenti per conservare i loro tesori.

     

      Ancora non mi capacito se questi giorni siano stati sogno o realtà. Quando penso all’ultima sera di festa con le candele e la musica sull’oceano mi adombro malinconicamente. Soavi momenti passati con la mia amica di Cardenas, sfumature di un mondo che probabilmente non si ripeteranno più.