Cecca's profileLA TAVERNA DI CECCAPhotosBlogListsMore Tools Help

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    Generaciòn Y

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    Yoani Sanchez, una blogger nata a l'Havana, è stata insignita del premio Ortega et Gasset per il giornalismo digitale. Il quotidiano El Pais ha motivato la decisione di premiare questa donna sottolineandone l"ingegnosità" nel superare le limitazioni alla libertà di espressione che regnano nell'Isola caraibica, per il suo stile "vivace" e per la sua volontà di "far parte dello spazio mondiale del giornalismo civico".
     Vi invito tutti a visitare il blog Generaciòn Y, il più cliccato di Cuba. Considerando che la libertà di accesso alla Rete in questo Stato è una delle più basse al mondo è ancora più meritevole lo sfozo di far sentire la propria voce in modo così schietto e vivido. A dispetto dei vincoli di un regime che langue da mezzo secolo in un limbo socialista esistono quindi tentativi non edulclorati ma nemmeno sprezzanti di raccontare la realtà.
     
    Questo venerdì 18 aprile mi recherò con il sempregiovane Pier a Cuba sperando di coglierne non solo le stridenti contraddizioni ma anche qualche sfumatura della sua anima preziosa e singolare.

    COUS COUS

     
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    PREAMBOLO

    Ricordi di una singolare notte d’estate.

    L’estenuante tragitto in treno di due giovani dalla Romagna alla Francia, l’arrivo a Marsiglia. Stanchi ma ammaliati dalla vita di una delle più popolose città d’oltralpe.

    L’arrivo in hotel con il pesante zaino, l’atmosfera portuale d’una città fortemente islamizzata che non cella allo sguardo un gruppo di persone in preghiera rivolte alla Mecca.

    Sogni inquieti di bambine che entrano ed escono dalla stanza dell’albergo, un tonfo improvviso, sonnambulismo testimoniato nella sua delirante comunicatività. E ancora colpi sul muro e bestemmie in arabo del vicino di stanza che voleva dormire alle nove del mattino, forse anch’egli testimone dei deliri notturni.

    E poi la mattina con la patisserie e il sole sul mare, quella commistione di Francia e nord Africa così irripetibile, nuove sfumature di Marsiglia.

     

    IL FILM

    Le Grain et le Mulet, film uscito nel 2007 e tradotto con il nome meno pittoresco ma altrettanto evocativo di Cous Cous, restituisce allo spettatore uno spaccato profondo e veritiero di quell’area marsigliese che così tanto affascina ed intimorisce. Il regista franco tunisino Abdellatif Kechiche mette davanti alla cinepresa attori non professionisti scrutando i segni dei loro volti lungo dialoghi estenuanti. Questo esasperato realismo ripaga però l’osservatore nel momento in cui, dopo aver assistito ai travagli di una piccola impresa familiare che stenta a partire, arriva la fatidica serata inaugurale del ristorante di Cous Cous. E’il momento in cui la trama intrecciatasi nelle lunghe ore del film inizia ad essere tesa rivelando il proprio splendore e la propria fragilità. Ci sentiamo anche noi chiamati a partecipare al banchetto con i suoi aromi, le sue musiche ma anche le sue miserie umane. Cicalecci, pettegolezzi, sentimenti laceranti d’amore e ripulsa d’un mileu in cui l’integrazione è un qualcosa in perenne negoziazione. Il climax cresce lasciandoci impotenti ed inebetiti nelle sedie del locale sul mare e mentre una conturbante danza del ventre raggiunge l’apice del suo opulento erotismo qualche filo della trama sembra essersi irrimediabilmente spezzato.