Cecca's profileLA TAVERNA DI CECCAPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
Poesie ossieno Versi esistenti nel Casotto del Roccolo1.Chi del Roccolo vuol goder la Caccia
Viene pregato, che cortese taccia.
2.Non calcitrate al priego qualche Mulo,
Se non volete far prendervi in culo.
3. Tacete o Donne, se tacer potete,
Se prender gli Augelletti Voi vorrete,
Col vostro cicalar con quelli, a quelli,
Farete innalzar non abbassar gli Uccelli.
4.E'più facil, di quel che Donna taccia
Il far senza Zimbello buona caccia.
5.Se l'innalzar restiam per cosa certa
Con un palmo di Naso, e a bocca aperta.
6.Da piùgusto un Augel, che vèntri dentro,
Che mille, che svolazzin presso al centro.
7.Se un Augello non basta alle signore,
qui sen prendono molti a tutte le ore:
Dunque qua venghin la più belle spose,
se di pigliar non saran ritrose.
8.Un augelletto in mano, o meglio in Gabbia
E' quel che più gran piacer, che Donna si abbia.
9.Il mezzo di uccellar non è alla moda,
Ma pure l'arte sua ciascuno loda. CINA E REPRESSIONEArticolo tratto dal sito di Euronews
L'inizio delle olimpiadi 2008 si avvicina ed il colosso cinese fa il possibile per mostrarsi accogliente. Peccato che oltre a scoraggiare i cinesi ad indulgere nell'abitudine di sputare per le strade di Pechino ci sia anche la realtà di un regime che controlla i cittadini ed accentra ogni potere nelle mani del partito di governo. Screditare la figura del Dalai Lama e dei monaci che protestano pacificamente per la libertà del Tibet rientra in questa strategia totalitaria.
AZUR E ASMAR Trattasi d'un film di animazione estremamente raffinato e peculiare nello stile. Sicuramente dal punto di vista narrativo non c'è molto di nuovo sotto il sole. Azur e Asmar infatti, si offre come la più classica delle fiabe ricalcando fedelmente tutte quelle prove e passaggi narrativi che lo studioso russo Vladimir Propp ha enunciato nella sua famosa opera "Morfologia della fiaba". I protagonisti però sono due, così come due sono i mondi e le culture a cui appartengono: un bimbo biondo con gli occhi azzurri e un bimbo moro con gli occhi scuri rappresentano la cultura occidentale e quella araba. Nel film si sviluppa in modo molto efficace questo dualismo (la scelta di non sottotitolare i dialoghi in arabo è superba) fino ad un congiungimento positivo e festoso. Oltre a questo come lo stesso regista Michael Ocelot ha sottolineato, esistono tutta una serie di tematiche di attualità che emergono nella pellicola ed è lasciato alla sensibilità di chi osserva cogliere in un contesto apparentemente lontano e misterioso tali elementi prepotentemente nuovi o forse atavici. Infatti le situazioni che si verificano nel film suonano come a noi vicine seppur ammantate dal fantastico e dall’ immaginifico. Mendicanti, migranti, intolleranze, non sono forse problemi sempre esistiti e che tornano puntualmente sulle pagine dei giornali? Penso che tutti queste manifestazioni figurative presenti nel film siano da intendere in una dialettica di opposizioni immateriali latenti. Claude Levi Strauss, connazionale del regista, potrebbe porre la questione nei termini di un’opposizione profonda di elementi binari. Questi sono verosimilmente “diversità” e “uguaglianza”. Interessante è notare come questi valori non investano irreversibilmente alcune porzioni del mondo sensibile ma gli stessi attori negozino queste attribuzioni. In altre parole da un punto di vista antropologico diversità e uguaglianza sono costrutti sociali che si configurano nel più ampio frame di una cultura, anch’essa negoziata, processuale ed arbitraria.
Per chi volesse vedere un trailer ed immagini del film: Azur e Asmar FEDE E RAGIONE La notizia della conversione al Cristianesimo del noto giornalista di origine Egiziana Magdi Allam in occasione della celebrazione della Pasqua in Vaticano ha fatto il giro del mondo. Il grande risalto mediatico che ha avuto il suo battesimo lo scorso 22 marzo durante la veglia pasquale ha risvegliato aspre polemiche da parte di alcune testate giornalistiche arabe e di esponenti di organizzazioni musulmane. Si temono anche intollerabili minacce di morte verso Allam, il quale da sempre ha difeso con forza le proprie idee. Sicuramente l'esperienza di vita di quest'uomo rappresenta un ottimo esempio di integrazione, ma vi noto anche una forte nota stridente: il modo deciso e quasi sprezzante di rinnegare la vecchia confessione religiosa. Parlando dell'Islam infatti ha detto: "al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale". Non c'è forse una nota d'arroganza in questa dichiarazione? Sicuramente l'Islam è al momento una delle religioni più instabili e frammentate con minoranze violente ed intolleranti, ma arrivare a sostenere una superiorità della pacifica cultura cristiana è troppo presuntuoso ai miei occhi. Storicamente il Cristianesimo è passato da essere una religione oppressa a oppressiva consolidato la propria indiscutibile superiorità attraverso il binomio spada-croce. Fortunatamente questa tendenza si è arrestata e ci sono state tante figure ammirabili come quella del defunto Pontefice Giovanni Paolo II ma non dobbiamo arrogarci il diritto di glorificare la nostra presunta superiorità. Anzi Le tre religioni monoteiste, ebraismo, cristianesimo, islamismo, oltre ad avere in comune alcuni profeti condividono anche una certa intolleranza di fondo verso l'altrui credo.
Per consultare il Blog di Magdi Allam seguire il link: magdiallam.it PROFESSOR LAYTON AND THE CURIOUS VILLAGE
Un gioco di cui ci si innamora al primo colpo d’occhio. Davanti a Professor Layton and the Curious Village si rimane subito ammaliati dall’atmosfera fiabesca ed accattivante di cui è pervaso. E’ un po’ come osservare un cartone di Miazaki, vissuto però anche in altre dimensioni oltre a quella visiva. Eh sì, questo gioiello prodotto dalla Level 5 è un esclusiva Nintendo DS e si sviluppa su i due schermi di cui questa consolle si fregia offrendosi ai colpi del nostro stilo. Ma andiamo con ordine, se dovessimo incasellare questo gioco in un genere specifico faremmo fatica, per cui lo possiamo definire come l’apripista di un nuovo genere di avventura, l’avventura enigmistica. Ad alternare le fasi esplorative ed investigative sono infatti veri e propri enigmi che paiono usciti da qualche rivista di rompicapo. Ciò che stupisce non è la presenza di queste decine e decine di indovinelli, dato che questo genere la fa da padrone nella consolle di casa Nintendo, ma la sapiente miscela tra narrazione e ragionamento. Per non scoraggiare i giocatori non troppo ferrati in materia di rebus (come me!) questi rompicapo iniziano da livelli di difficoltà piuttosto abbordabili via via aumentando verso una maligna complessità verso la fine del gioco. Un ottimo prodotto nipponico insomma, già sbarcato in America ma che deve ancora giungere nel vecchio continente. L’attesa per la localizzazione in italiano di Professor Layton and the Curious Villane è snervante, non si conosce ancora una data per l’uscita europea. Nel frattempo però possiamo esplorare il sito in lingua inglese del gioco ed incuriosirci ancor più: Professor Layton PERSEPOLISCon il 29 Febbraio è finita l'attesa per tutti coloro che aspettavano l'uscita italiana dell'adattamento cinematografico di Persepolis dell'autrice iraniana Marjan Satrapi. Nella trasposizione da fumetto a lungometraggio è stata rispettata piuttosto fedelmente e senza tagli drastici la trama autobiografica del fumetto. Viene narrata la storia della piccola Marjan nata in una famiglia di idee progressiste nell'Iran dello Scià Reza Pahlavi e della rivoluzione islamica. La fine della monarchia non fu accompagnata da una maggiore possibilità di espressione del proprio pensiero, anzi, le repressioni organizzate e l'intolleranza dilagavano lasciando ben pochi spazi di respiro. I genitori di Marjan decidono quindi di far studiare la loro bimba all'estero in un collegio francese a Vienna. Questo periodo in Europa è tutt'altro che spensierato e le difficoltà di integrazione sono accompagnate dall'apprensione per la situazione del proprio paese d'origine coi suoi problemi interni e la lunga e sanguinosa guerra con l'Iraq. Terminata la guerra tornerà in Iran dove con la propria astuzia e il proprio sarcasmo darà filo da torcere ai guardiani della Rivoluzione. Sebbene ormai avvezza ai costumi occidentali Marjan dovrà scendere a patti col regime sposandosi per avere una vita serena. Ma il matrimonio fallisce e nonostante l'affetto dei propri cari (in particolare dell'irresistibile nonna) all'età di ventiquattro anni parte per la Francia, ormai si sentiva straniera anche a casa propria.
Persepolis è un opera molto coraggiosa. Non è da tutti esporre se stessi agli altri come ha fatto la Satrapi. Emerge una figura coi propri difetti le proprie idiosincrasie ma anche una grande ricchezza e forza di volontà. Durante il passaggio dall’infanzia all’età adulta si assiste ai cambiamenti della protagonista in concomitanza con l’evoluzione della storia dell’Iran. I riferimenti alla storia recente di questo paese sono puntuali seppur mai didascalici e riescono ad incuriosire ed emozionare lo spettatore. Sicuramente Satrapi ama il proprio popolo e questo film rappresenta un ulteriore occasione per farlo conoscere a tutto il mondo e per dare un messaggio di speranza agli iraniani. Il coraggio di quest’opera è testimoniato anche da scelte di carattere estetico come quella di adottare le due dimensioni ed il bianco e nero con poche e specifiche sequenze a colori. Sono scelte in controtendenza gli stili più alla moda ma si rivelano vincenti in quanto ricalcano fedelmente il fumetto omonimo da cui Persepolis è ispirato. A prova della pregevolezza visiva del prodotto basti dire che l’art department francese che sta dietro Persepolis vanta persone d’esperienza con alle spalle lavori come Azur ed Asmar e Les Triplettes de Belleville.
In definitiva Persepolis si rivolge ad un pubblico ben più ampio di una ristretta cerchia di orientalisti essendo pervaso da una pungente ironia e vis umoristica. La miniera di argomenti su cui riflettere che questo film scoperchia è ricca ed attuale. Si va dai costumi della società iraniana alle rappresentazioni sociali che ci facciamo degli altri, dalla decadenza egocentrica e consumistica dell’occidente all’intolleranza dei regimi autoritari. E’ quindi un film per molti scomodo come ad esempio quei rappresentanti della rivoluzione islamica che hanno protestato per la presenza di quest’opera al Festival di Cannes; ma anche per le potenze Occidentali portatrici di squilibri in medioriente. La guerra Iran-Iraq (1980-1988) fu fomentata dalle grandi potenze che vendevano armi e munizioni da ambo le parti in un gioco al massacro di cui nel film si evince la portata. La popolazione dell’Iran è formata in gran parte da giovani sotto i trent’anni, fonte di rinnovamento e creatività. Marjan Satrapi fa parte di queste forze giovanili. Lunga vita agli iraniani quindi, e a tutti i giovani del mondo.
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