Lo scorso 3 ottobre ho avuto il piacere di comprendere cos'è la Biennale di Venezia. Una giornata di dolce tepore autunnale e la splendida laguna sono stati il contesto di una esplorazione intellettuale e giocosa che avrebbe richiesto due giorni buoni per essere apprezzata appieno ma che abbiamo affrontato in un unico dì. L'estensione della mostra è veramente notevole divisa infatti tra l'arsenale ed i padiglioni che costellano i giardini. Mai avrei immaginato un tale dispiegamento di menti creative, anche avendo visto di recente la nuovissima esposizione "Vertigo" all'interno del museo di arti contemporanee MAMbo, quello di Venezia è un accadimento talmente ricco e vario da prostrare anche le menti più fresche. Per farsene un'idea basta indicare il numero record dei Paesi partecipanti di quest'anno: ben 76! I linguaggi e le tecniche utilizzate dai divesi artisti sono innumerevoli anche se era riscontrabile un massiccio utilizzo di tecnologie visive o comunque legate ai nuovi media. Spesso la presenza del visitatore era necessaria ed inscritta nell'istallazione stessa con una spiccata componente d'interazione. Qualcosa si poteva pure mangiare! Il filo rosso che lega la maggior parte delle installazioni però, può esser concepito come il difficile passaggio da realtà passate e problematiche ad un futuro tecnologico ed instabile, in una parola si tratta della Globalizzazzione. Come la mia compagna di studi Serena giustamente sottolinea, non ci sono più limiti di decenza o buon gusto in tale esposizione, e questo è bene perché molte opere possiedono un livello di denuncia politica notevole e scoinvolgente. Difficile è non rimaner turbati davanti ad un bambino che palleggia con un teschio umano sullo sfondo di un Libano raso al suolo dalla guerra mentre si possono sentire suoni di lagnosi gemiti. Da notare lo spazio della Serbia che espone per la prima volta alla Biennale offrendo testimonianze dolorose della sua transizione dal comunismo a paese indipendente. Ed ancora il padiglione forse meglio sfruttato, quello della Polonia: per accedervi bisogna chinarsi ed entrare in uno scheletro di abitazione contorto e surreale testimonianza delle assurdità di una convulsa modernizzazzione post bellica.
Dopo aver scartato l'ipotesi troppo impegnativa di un viaggio per tutta la Germania abbiamo compiuto un piacevole percorso di avvicinamento alle alemanne terre segnato da numerose tappe dall'8 al 19 settembre. In primis il Lago di Garda con Sirmione, Salò e Gardaland per poi risalire in Valtellina con conseguente saluto al Lago di Como. Lungi dell'essere esausti Giorgina ed io, dopo aver salutato i nostri validi compagni di viaggio Vale e Marco, sbaragliamo il posto di blocco alla frontiera italo-svizzera puntando dritti verso il Tirolo. Finalmente sistemati in una Gasthof Pension nella luminosa Innsbruck facciamo conoscenza con la cucina austriaca affrontando un pernicioso Canederlo grande come il cervello di una scimmia!! L'indomani ripieghiamo per il più partenopeo ristorante "Mammamia" con la sua favorita "pizza diavolo" (decisamente infernale). Ed ecco che prende il via la nostra inusitata bramosia di palazzi e castelli sempre più sfarzosi tra Appartamenti del Kaiser, Schloss Ambras e via verso la Baviera terra degli sfrenati capricci romantici del re Ludwig con Hoenschwangau-Neuschwanstein-Linderhof Schloss! Magna Cum Opulentia atque gaudium pulcherrimum ci proponiamo di tornare per calcare tutta la Romantische Strasse.